Un’altra multa per Enrico, ma lui paga e non se ne va
Gli operai sono al lavoro per ripristinare il percorso sul Promontorio Salvadori sta finendo il riassetto dell’area: «Ora un presidio di protezione civile»
PIOMBINO. Stagione alle porte: Pasqua è qui. E, sulla via dei Cavalleggeri, subito dopo Calamoresca, gli operai lavorano per ripristinare le staccionate. Parte del percorso che si avvia ad attraversare il Promontorio è di nuovo percorribile.
Ogni mattina s’incontra Enrico Salvadori, che va e viene da Fosso alle Canne, portando via plastica e “ritoccando” l’area dove tra non molto si trasferirà di nuovo, sin dai primi anni Sessanta. Nonostante tutto. Pensionato delle Acciaierie, 75 anni, “abita” da giugno a settembre proprio a Fosso alle Canne: in un piccolo appezzamento che ha riscattato da “Populonia italica” nel 1964 ed è testimonial della Protezione civile antincendio; qui ha realizzato muretti a secco e altro usando legname di recupero e materiali “eco” - in grana parte spazzati via dal nubifragio di fine ottobre - tenendo pulita la zona e la spiaggia. Spazzate via anche le sculture. Di questi giorni la notifica di una nuova sanzione di 6424 euro.
«Non mollo, sono rimasto anche facendo le chemio per il tumore – ricorda Salvadori – Avvierò un’altra rateizzazione».
E subito il Robinson di Fosso alle Canne (il suo nickname per il punto radio dell'antincendio boschivo ndr) ripropone l’organizzazine di un presidio volontario di protezione civile e «se necessario farò una nuova associazione di sostegno: “Amici di Fosso alle Canne”. Stavolta – spiega Enrico, un po’ amareggiato, ma sempre felice di essere su questa spiaggia – si tratta delle due spallette di pietra... che esistono dal 1964. Mi viene da pensare di tutto. Ma non importa, pagherò a come già fatto coi 4043 per le siepi e con tutto. Per questo posto investo tutto quel che posso».
Enrico ha dedicato più di 50 anni di vita alla protezione di questa spiaggia. Da una segnalazione anonima, l’avvio della prima indagine nel 2013. Ma neppure la Soprintendenza gli ha vietato di restare qui. Tra i tanti amici che apprezzano la sua presenza qui Riccardo Banchi, ingegnere, da sempre frequentatore di Fosso alle Canne: «Ha realizzato oltre a una cantinetta in pietra, un riparo per la barca – ricorda, tra l’altro, sin da quando sono cominciati problemi e sanzioni – un terrapieno recintato di canne e scopa, un orticello. Ma ci sono sedute e tavoli per i turisti. Tutto quello che è presente, inclusa la raccolta d’acqua lungo il fosso – aggiunge – risulta indispensabile alla permanenza estiva di Enrico, che da sempre ha accolto chiunque all'interno della sua piccola proprietà con grande senso di ospitalità. Non trovarlo lì è quasi una delusione, poiché quel luogo si trasforma in tal caso in un posto qualunque del promontorio, bellissimo, ma non unico come lo è adesso. Negli decenni trascorsi – sottolinea Banchi – “l'uomo di Fosso alle Canne” ha tolto naufraghi dai guai, portato chi aveva bisogno al pronto soccorso, pure salvato la vita di un bambino. Ogni volta che il mare rilascia rifiuti di natura umana (bottiglie, pezzi di plastica, lattine…), Enrico – spiega Banchi – provvede a ripulire la spiaggia; mantiene percorribili i sentieri, si adopera a ripristinare quello che gli eventi meteorologici e soprattutto i vandali danneggiano periodicamente, costituendo da sempre un riferimento per l’antincendio boschivo che da pochi anni è diventato anche punto radio».
Ora? «Vorrei solo – conclude Salvadori – l’ufficialità dal Comune per un presidio volontario di protezione civile: dall’antincendio al salvamento. Ho fatto pure un corso di primo soccorso con la Pubblica assistenza». Intanto speriamo che con qualcuno dei tronchi arrivati con le mareggiate, torni a regalare sculture, come quelle portate via dal mare e che hanno sempre reso questo posto ancor più speciale.
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