Italia
«Nessuna garanzia, i lavoratori non possono più aspettare»
PIOMBINO. «Ancora rinvii su rinvii, la strategia è di rimandare. Lo slittamento dell’incontro di ieri al primo marzo dimostra che l’Azienda non è in grado di fornire nessuna garanzia seria rispetto...
PIOMBINO. «Ancora rinvii su rinvii, la strategia è di rimandare. Lo slittamento dell’incontro di ieri al primo marzo dimostra che l’Azienda non è in grado di fornire nessuna garanzia seria rispetto alla possibilità di reperire le risorse finanziarie per incominciare a realizzare il piano industriale». Così si esprimono “Minoranza sindacale” e “Camping cig”, riferendos in in particolare «all’acquisto chiavi in mano della nuova acciaieria e del nuovo treno rotaie, con un investimento che si aggira intorno ai 700 milioni. E in aggiunta nulla si sa ancora del progetto agroindustria, per altri 200 milioni di investimenti».
Per i due gruppi quindi «a questo punto i tentennamenti e le attese devono cessare una volta per tutte. I sindacati hanno il compito di decidere, subito, con i lavoratori una serie di iniziative eclatanti per far emergere finalmente la verità: il modello Piombino è ancora perseguibile o si è trattata di una chimera, da superare immediatamente»
Quindi «le iniziative devono culminare, come richiesto anche da 1200 cittadini, nella manifestazione, di tutti i lavoratori e i cittadini del territorio, da realizzarsi, a Roma, nel giorno dell’incontro tra azienda, sindacati e Governo. E non sono certo sufficienti un’ora mezzo di sciopero, che sa di presa in giro per i lavoratori, oltre alle assemblee separate per i lavoratori assunti in Aferpi e quelli in cig, metodo che riteniamo profondamente sbagliato perché divide sempre più i lavoratori. Per di più si continua a negare il diritto ai lavoratori dell’indotto di partecipare alle assemblee, come se fossero lavoratori di serie B».
Dunque l’opinione di “Minoranza” e “Camping cig” è che «se i sindacati non sceglieranno la strada della mobilitazione decisiva dovremo dedurne che stiano difendendo non certo gli interessi dei lavoratori e quindi chiedere che si traggano le naturali conclusioni. Il rientro al lavoro, che sembra prospettarsi, di alcuni lavoratori, non può essere in nessun modo accettato come moneta di scambio per comprare il silenzio del sindacato e la sua inerzia, di fronte a una situazione che precipita sempre più verso il punto di non ritorno. Stanchi di essere presi in giro – concludono – chiediamo solo la semplice verità sulla realtà dei fatti, i lavoratori non possono più aspettare. Per sopravvivere chiediamo ci venga erogato il nostro sudato Tfr» .
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