Il Tirreno

L’uomo in clergyman nella villa sul mare

Alessandro De Gregorio
Don Patrizio Benvenuti con Katia Ricciarelli (foto Pabar)
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Don Patrizio Benvenuti con Katia Ricciarelli (foto Pabar)

I corsi con la Ricciarelli, i tanti progetti, poi il silenzio sulla residenza di don Benvenuti

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PIOMBINO. «Mi hanno detto che questa villa rimaneva sempre chiusa. Non sarà più così, vogliamo che sia un luogo aperto alla città». Era il gennaio di sette anni fa e monsignor Patrizio Benvenuti era entusiasta. La fondazione Kepha da lui presieduta aveva appena acquistato da Luigi Lucchini quella splendida costruzione sul mare, Villa Vittoria, e l’alto prelato prometteva di trasformarla in un luogo di cultura aperto a tutti i giovani. Non è andata così. Da mercoledì 10 quella villa non solo è chiusa, ma sigillata. Da mercoledì lui stesso è agli arresti domiciliari, a Genova. E sempre da mercoledì quella fondazione dal nome aramaico (il nome con cui Gesù chiamò l’apostolo Pietro) viene descritta dalla Procura di Bolzano come un’associazione per delinquere che in questi anni avrebbe rastrellato trenta milioni di euro fra circa trecento persone ignare, sparse in mezzo mondo.

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Quella villa è un gioiello nascosto. Costruita a ridosso della chiesina realizzata dallo scultore Andrea Guardi per conto degli Appiani, antichi signori di Piombino, si affaccia direttamente sul mare. Le camere al piano superiore, un ampio salone al piano terra, dalla terrazza e dal giardino il panorama sul golfo di Salivoli e sull’isola d’Elba lascia senza respiro. E poi è una dimora carica di storia. Nel 1502 vi aveva abitato l’ingegnere militare Leonardo da Vinci, chiamato a progettare e costruire le possenti mura di cinta di quella stessa villa. Agli inizi dell’Ottocento la fece restaurare e vi stabilì la propria residenza Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone nonché principessa di Lucca e Piombino. In anni più recenti Villa Vittoria ha ospitato altri signori, altri “padroni” della città: i proprietari delle industrie. Dapprima i direttori della Magona, poi i vertici delle acciaierie. Quando Luigi Lucchini, nel 1993, acquistò l’ex Ilva, rilevò anche la villa e ne divenne l’ultimo proprietario e inquilino. Finché la villa non fu messa in vendita e acquistata, nel gennaio 2009, dalla fondazione Kepha presieduta da monsignor Patrizio Maria Romano Benvenuti.

Non un prete qualsiasi. Nato a Buenos Aires il 23 novembre 1952, ex cancelliere generale e poi vicario giudiziale aggiunto nel tribunale ecclesiastico presso la Santa Sede in Vaticano, secondo cappellano della scuola di Telecomunicazioni delle Forze armate gestita dalla Marina militare a Chiavari, don Benvenuti vanta contatti a tutti i livelli. La sede legale di Kepha è a Roma, dove la fondazione ha sempre avuto rapporti stretti con la Pontificia congregazione per l’educazione cattolica e con la Commissione per i Beni culturali della Chiesa, oltre a rapporti di partenariato con l’Istituto per il restauro del ministero dei Beni culturali italiano. La fondazione ha pure una sede operativa a Poppi, in provincia di Arezzo, in un antico monastero delle suore agostiniane.

E Piombino cosa c’entra? C’entra molto, perché le radici di don Benvenuti sono ben piantate in Val di Cornia. Madre campigliese, padre sanvincenzino, lui stesso ha sempre raccontato con orgoglio come il trisavolo Antonio fosse stato tra i fondatori di San Vincenzo: «Nel 1830 acquistò una notevole quantità di terre dai conti Agliata e costruì un albergo, o meglio una stazione di posta, sulla via Aurelia, di fronte alla Torre Galoppini. Lì tra l’altro ospitò più volte il granduca Leopoldo II, come noto spesso in viaggio in queste terre».

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Kepha fu fondata da don Benvenuti nel 1989 grazie a una donazione di famiglia, come si legge nel sito della fondazione. Anzi, come si leggeva visto che anche il sito ora è sotto sequestro. Una fondazione che «nasce con lo scopo di dedicarsi alla formazione dei giovani, alla conservazione e al restauro dei beni culturali, alla salvaguardia del patrimonio storico artistico e dei beni ambientali e ad azioni umanitarie a favore delle persone più disagiate». Per Villa Vittoria, i progetti di Kepha furono dichiarati dallo stesso don Benvenuti in quel gennaio 2009, nei giorni della compravendita. In un’intervista al Tirreno, il monsignore parlò di un centro di formazione di eccellenza, di master post universitari per 15-20 persone a corso: «Cominceremo alla fine del mese con un primo ciclo di corsi legati al bel canto seguito per noi da Katia Ricciarelli, che ha già fatto un’esperienza del genere nella sede di Poppi».

La Ricciarelli in effetti venne a Piombino con la propria Accademia lirica, lei stessa si esibì a Villa Vittoria. I corsi andarono avanti per un po’ insieme a matrimoni, feste private, iniziative culturali, bed and breakfast. Poi cadde una coltre di silenzio su Villa Vittoria, sul don e su Kepha. Finché, nel febbraio dello scorso anno, la villa non spuntò su un sito di immobili di lusso gestiti dalla società Lionard Luxury Real Estate. Era in vendita. Prezzo: dai cinque milioni in su. Perché? Perché, disse don Benvenuti, la villa all’improvviso non era più adatta alle attività formative per un problema di spazi, e intervenire sugli spazi sarebbe stato «troppo costoso». Mancavano i soldi, insomma.

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