Il Tirreno

L’OTTIMISMO DI CONFINDUSTRIA

«Acciaio, un progetto moderno per essere leader del settore»

PIOMBINO. «Abbiamo rischiato per anni che il territorio di Piombino diventasse una seconda Bagnoli o una seconda “Area Falck”, con tutte le nefaste conseguenze ambientali, fino a quando il progetto...

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PIOMBINO. «Abbiamo rischiato per anni che il territorio di Piombino diventasse una seconda Bagnoli o una seconda “Area Falck”, con tutte le nefaste conseguenze ambientali, fino a quando il progetto di investimento di Issad Rebrab ha dato la possibilità a un territorio intero di sperare in un futuro più sereno».

Così si esprime il presidente di Confindustria Livorno, Alberto Ricci, che pare decisamente ottimista sulle sorti del progetto: «La capacità attrattiva del polo siderurgico – dice Ricci in una nota – è stata indubbiamente accresciuta dal modo in cui si è gestita la grave crisi della ex Lucchini da parte dell’amministrazione straordinaria con la regia del Mise, dall’impegno profuso dalle istituzioni territoriali, dalla Regione e dal Governo, che si è sostanziato nel fondamentale progetto di investimento nel porto piombinese e nella sottoscrizione dell’Accordo di programma del 24 aprile 2014, due fattori fondamentali e, direi, preliminari per tutto ciò di cui stiamo parlando e che da questi ha preso spinta».

Per Ricci, dunque, «le opere preparatorie hanno permesso e permetteranno di rendere moderno e competitivo il ciclo di produzione dell’acciaio, ponendo Aferpi nella condizione di proporsi come leader sul mercato degli acciai speciali di alta gamma per molti lustri, oltre a indirizzare importanti progetti di diversificazione come il Polo delle demolizioni navali per il riutilizzo dei materiali ferrosi e lo sviluppo di una piattaforma logistica integrata».

Il presidente di Confindustria sostiene anche che sia «imprescindibile la realizzazione in tempi brevi della strada 398, storica lacuna infrastrutturale, altrimenti resterebbe neutralizzata qualsiasi possibilità di sviluppo dell'industria e del porto».

Infine, riguardo ai ritardi nel progetti di reindustrializzazione, per ricci «è del tutto evidente che un progetto di dimensioni epocali come quello che si sta realizzando a Piombino, non può concretizzarsi in una manciata di mesi dopo anni di sofferenze ed inerzie, soprattutto se tutti gli attori condividono il fatto che, su progetti di tali dimensioni, non basta fare presto, ma piuttosto “fare bene più che presto”, poiché è sulla qualità delle scelte che si fonda la competitività dei prossimi decenni».

«Quando si parla di "modello Piombino" – conclude Ricci – lo si fa per attestare la capacità reattiva del territorio nel fare squadra, con il ruolo leader dell’amministrazione comunale, oltre che l’implementazione di efficaci strategie di marketing territoriale, altrove ancora languenti. Occorrono tempo e una strategia condivisa da parte di tutti per accompagnare i processi di attuazione dell’Accordo di programma».

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