Il Tirreno

Un laboratorio di geologia sull’isola d'Elba

di Stefano Bramanti
Una delle voragini a Rio
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Una delle voragini a Rio

Il professor Casagli: «Qui le caratteristiche per formare giovani studenti, sarebbero coinvolti anche i ragazzi elbani»

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RIO MARINA. Dal monitoraggio dell’interferometro nella zona riese, alla creazione all’Elba di un laboratorio geonaturalistico il passo potrebbe anche essere breve.

È ciò che auspica Nicola Casagli, il geologo dell’Unifi incaricato di controllare eventuali movimenti anomali del suolo riese, in località Il Piano, grazie all'apparato elettronico. Lo fa da un paio di anni nella zona in cui purtroppo, dal 2008, si sono avuti dei crolli del manto stradale della strada provinciale 26. Il geologo dell’Università di Firenze ha incontrato di recente i sindaci De Santi di Rio nell’Elba e Renzo Galli di Rio Marina, per fare il punto della situazione delle analisi in corso, in cui agiscono anche i colleghi Riccardo Fanti (Unifi) e Michele Di Filippo (Università di Roma), per definire, entro maggio, le cause dei temuti sinkhole.

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E Casagli, professore ordinario di geologia applicata, ha lanciato anche un proposito stimolante e qualificante per il territorio isolano. «Vista la frequenza del nostro rapporto con l’Elba e la conoscenza che ormai stiamo sviluppando sulle caratteristiche geologiche del territorio, non sarebbe male creare qua un centro di ricerca geonaturalistico per sviluppare studi con giovani in tale settore, coinvolgendo anche i ragazzi elbani. Qualche anno fa preparammo un progetto del genere con la Provincia di Livorno».

Quindi da una situazione di crisi può nascere una chance di crescita per l’isola. «Del resto è noto – dice il geologo – come l'isola sia dotata di centinaia di specie mineralogiche ed ha una storia millenaria in fatto di attività estrattive. Ora stiamo analizzando questo delicato territorio carsico riese. Se fosse possibile, potremmo creare laboratori sperimentali molto interessanti, perché appunto l’Elba tra sinkhole, erosioni delle coste, la presenza dei graniti nella parte occidentale e viste le tante varietà minerarie nella parte orientale, si può dire che sia davvero un laboratorio a cielo aperto. Il punto è trovare i fondi ad hoc per realizzare una cosa del genere. Ci lavoriamo sopra e speriamo di avere il sostegno di enti pubblici e privati».

ornando all’emergenza voragini, il geologo di livello nazionale spiega: «La scarsità di piogge invernali è molto probabilmente la causa della relativa tranquillità negli ultimi mesi – dice Casagli – non ci sono elementi per poter affermare che la situazione si sia stabilizzata. Entro maggio sapremo ogni dettaglio di tali fenomeni, perché i docenti Fanti e Di Filippo completeranno le loro indagini per quella data».
 

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