PIOMBINO. Siamo legittimati a sperare. In quattro parole il sindaco Massimo Giuliani disegna la Piombino di domani. E se il 2015 è stato un anno devastato dalla crisi, e non solo dell’acciaio, ci vorrà tutto il 2016 per iniziare a vedere la luce in fondo al tunnel.
Il messaggio di speranza lanciato nella tradizionale conferenza stampa di fine anno, che abbraccia da una parte Aferpi, dall’altra il porto, la 398, l’urbanistica, la diversificazione, la capacità attrattiva di un territorio che ha potenzialità uniche e che, nonostante alcune strenue resistenze, non crede più che la monocultura industriale sia ancora una strada percorribile per dare risposte alle prossime generazioni, è tuttavia limitato da una serie di incognite alle quali dovrà esser data risposta nei prossimi dodici mesi.
Pare un conflitto interiore: da una parte c’è il desiderio di un futuro solido e sereno accanto ad un partner affidabile, dall’altra la ragione impone di frenare gli entusiasmi e di lavorare sodo. E con pazienza.
Aferpi e le aziende. «Il 19 gennaio al Mise faremo un nuovo punto della situazione - ha detto il primo cittadino - ma con il nuovo management Aferpi ha iniziato a marciare con un passo assai più spedito. Da una parte avremo certezze sul forno elettrico, dall’altra alcune criticità sono state risolte. Intanto si comincia a parlare di demolizioni, sono previsti dodici cantieri che impiegheranno molte persone. Vedo con grande favore anche la partenza di Piombino Logistics ed è certo che, per l’agroalimentare, sarà costituita una nuova società. Insomma, i tasselli stanno andando al loro posto, uno dopo l’altro».
Accanto ad Aferpi ci sono le altre aziende in crisi. Sono decine. «Seguiamo da vicino tutte le vertenze. Proprio stamani (ieri, ndr) ho visto la Rsu della Edison. Ho fatto centinaia di incontri, perché la crisi ha messo in ginocchio gran parte del promontorio. Ma, al tempo stesso, questa zona ha le potenzialità per ripartire».
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Porto, 398, incentivi. Il porto sarà il vero motore della ripartenza. «L’emendamento alla finanziaria regionale, che consentirà un mutuo di sessanta milioni per terminare le banchine, è la buona notizia di questo fine anno. Così ci saranno gli spazi necessari alle aziende interessate, fra cui la General Electric. Lo hanno messo nero su bianco nel piano industriale presentato qualche giorno fa: a Piombino intendono costruire e collaudare enormi turbine, che poi saranno direttamente imbarcate».
E passi avanti sono arrivati anche sulla 398, per la prima volta inserita dal Governo fra le priorità da finanziare, al di fuori della favola della Sat che ha illuso il promontorio per lunghi anni: «A gennaio ci sarà il primo tavolo dedicato ma già stiamo lavorando sul tracciato e abbiamo deciso che l’Autorità portuale sarà la stazione appaltante».
Al tempo stesso è partita la macchina che, grazie ai soldi della Regione e del Governo, dovrebbe consentire alle aziende interessate di investire in questo territorio: «I 32 milioni della Regione sono già a disposizione e numerose misure sono già attive (ma otto saranno usati per l’urbanizzazione dell’area di Colmata-Gagno, destinata alle imprese, ndr), mentre il 16 di gennaio saranno pubblicati i bandi relativi ai 20 milioni del Mise. Dureranno un mese, ma la manifestazioni di interesse ci sono già».
La visione per il futuro. È chiaro che il promontorio sta cambiando e che vanno predisposti gli strumenti per gestire la trasformazione. La vera sfida è questa. «Andiamo avanti con un metodo che prevede ascolto del territorio, analisi della situazione e programmazione con obiettivi chiari. Siamo chiamati a prenderci responsabilità e a fare le scelte necessarie. Siamo in contatto diretto, quasi quotidiano, con Regione e Ministeri sui grandi temi e sappiamo che la diversità è la nostra forza, poche zone in Italia hanno le nostre potenzialità. E dobbiamo essere chiari: chi pensa che la monocultura industriale possa essere ancora il futuro è fuori dal mondo».
Quindi serve un nuovo approccio: «Alla base c’è una politica economica moderna che si basa su lavoro, sviluppo e ambiente. Una “green economy” che non si basi più solo sull’industria».
Decisivi saranno anche gli strumenti urbanistici che, al momento, sono un freno allo sviluppo. Un atto come quello che ha portato alla cacciata della Pietrelli sarà quindi necessario: «Siamo consapevoli che gli strumenti urbanistici debbano essere rivisti. Un atto di indirizzo in questo senso lo presenteremo entro gennaio, con alcuni aspetti tecnici in più. L’obiettivo è far ripartire l’economia edilizia, ma anche identificare gli spazi per le attività produttive. Infine contiamo di semplificare la normativa. Tutte queste cose si concretizzeranno nel corso del 2016. Abbiamo davanti un altro anno difficile, ma siamo legittimati a sperare in un futuro migliore per tutti». @guifiorini