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Vince Miria Signori con il suo “Il re dell’arcobaleno”
VENTURINA Nel corso della Fiera del Libro e della creatività sono stati premiati i racconti vincitori del concorso di buona scrittura. Ha vinto Miria Signori, ad Arianna Cheli, 7 anni, il premio per...
VENTURINA
Nel corso della Fiera del Libro e della creatività sono stati premiati i racconti vincitori del concorso di buona scrittura. Ha vinto Miria Signori, ad Arianna Cheli, 7 anni, il premio per la più giovane scrittrice. Qui sotto il racconto vincitore.
Il re dell’arcobaleno
di MIRIA SIGNORI
È una giornata di fine estate, è appena cessato di piovere, il caldo non è più opprimente e l’aria settembrina sfiora il viso in una morbida carezza, è proprio la giornata ideale per percorrere la salita che da Baratti porta a Populonia, ci vorrà un po’ di tempo, ma quando ne sentirà la necessità mi fermerò senza problemi!...
Mi guardo intorno ed ammiro la vegetazione che fa da cornice alla strada che sto percorrendo... La voce della natura si fa sentire nel canto degli uccelli, nei fruscii delle foglie e dei petali, nel ronzare degli insetti e nei profumi unici e inconfondibili della terra bagnata, delle piante, del muschio... Ad un certo punto la mia attenzione è catturata da un volto.., un volto scolpito nella roccia... Incuriosita mi fermo... osservo.., non lo avevo mai visto prima, eppure ho percorso questa strada tantissime volte... sosto davanti a quella faccia e ad un tratto è come se prendesse vita... Talvolta basta niente per farci correre con la fantasia mentre gli avvenimenti spuntano nella mente uno dietro un altro, in quei momenti i pensieri vanno liberi in ogni direzione e forse quella linea sottile che divide la realtà dalla fantasia diventa improvvisamente invisibile facendo spazio all’immaginazione.
La bocca si dischiude lentamente e la voce comincia ad uscire limpida e tranquilla... “Il mio nome era Erasmo... era il 1400 ed io vivevo nel bellissimo castello di Populonia, appena costruito per volere degli Appiani Il piccolo borgo, che avevo fatto sorgere all’interno delle mura, era popolato da validi artigiani e commercianti dediti alle esigenze del piccolo popolo di Populonia; i vicoli e le strade erano lastricate di pietra e lì si affacciavano le minuscole, ma attive, botteghe dei fabbri, dei sellai, dei maniscalchi bravi a ferrare cavalli e muli, dei calzolai che lavoravano il cuoio così abilmente da trasformarlo in comodi ma resistenti calzari, dei cestai, dei vasai insomma tutto procedeva nel migliore dei modi ed il nostro piccolo borgo era l’esempio del buon vivere... Il mio castello aveva vetrate di cristallo purissimo ed i raggi del sole ogni giorno formavano un arcobaleno visibile fino ai confini del mondo ed era talmente potente che i suoi colori rimanevano nel cielo ed erano distinguibili anche la notte dando un fascino particolare alla costa sotto il castello.., qualche goccia di blu cadde dall’arcobaleno dando per sempre il colore alle acque del mare meraviglioso che anche oggi potete ammirare... Per questo motivo ero soprannominato il RE DELL’ARCOBALENO”.
“Tanti altri sovrani volevano impossessarsi dell’arcobaleno di Populonia perché dicevano avesse poteri magici in quanto, nel nostro borgo, regnavano la pace, il rispetto e la serenità e per loro non era possibile tutto ci senza magia... Fecero realizzare vetrate preziose con cristalli costosi, addirittura rifinite in oro zecchino e diamanti, costruendole in modo che i raggi del sole vi si riflettessero ma non accadeva mai che si formasse un arcobaleno, allora decisero di attaccare il mio castello con mille strategie per rubare il nostro segreto... Il piccolo popolo di Populonia sapeva che non c’era niente di magico nel nostro arcobaleno, la magia stava semplicemente nelle persone che abitavano nel borgo e dai cui sentimenti scaturivano quegli stupendi colori. Il ROSSO prendeva forza dall’amore; l’ARANCIONE era creato dalla vitalità, dalla fiducia in se stessi, dall’ottimismo; il GIALLO era generato dalla saggezza; il VERDE era esaltato dalle buone maniere; il BLU simboleggiava la calma, la tranquillità e l’equilibrio; il VIOLA nasceva dal desiderio di essere accettati per quello che siamo ed infine l’INDACO indicava la spiritualità che abbiamo dentro di noi... Semplicemente io avevo insegnato ai miei sudditi che non occorrono grandi cose per stare bene ed in ogni colore erano racchiuse le nostre emozioni... Così, mai nessuno riuscì a catturare quei colori e a riprodurre il nostro arcobaleno, era impossibile... E quando la mia vita si è conclusa io non mi sono allontanato dal mio borgo e sono rimasto dentro questa roccia, che ora è la mia umile dimora, per vegliare sulla mia piccola città: e raccontare la mia storia solamente a chi vorrà ascoltarla”.
Guardo attonita la faccia.., ora è ferma... immobile... alzo gli occhi al cielo e vedo un grande arcobaleno che sovrasta Populonia... E sogno o realtà? E fantasia o immaginazione? Unica cosa certa e reale è una faccia scolpita sulla roccia ed un arcobaleno che impreziosisce il cielo con i suoi splendidi colori...
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