Il Tirreno

«Ovidio all’isola d’Elba? Sono solo congetture»

di Luigi Cignoni
«Ovidio all’isola d’Elba? Sono solo congetture»

L’archeologo Zecchini mette in dubbio la presenza del personaggio alle Grotte Ma il professor Cambi replica: venne a Portoferraio prima del suo esilio

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PORTOFERRAIO. Ma Publio Ovidio Nasone, poeta latino morto in esilio a Tomi (oggi Costanza) nel 18 d.C. per essere caduto in disgrazia presso l'imperatore romano Augusto, c’è mai stato all’Elba? Secondo Franco Cambi, docente all’università di Siena e tra i fondatori del laboratorio di scienze dell’antichità “Aithale” che da anni conduce la campagna di scavi archeologici a San Giovanni, non ci sono dubbi: Ovidio fu all’Elba con l’amico Aurelio Cotta Messalino, figlio adottivo dei Valeri.

Il poeta di Sulmana aveva un obiettivo: chiedere che la potente famiglia patrizia romana intraprendesse un’azione d’indulgenza presso l’Imperatore, al fine di non farlo partire per l’esilio. Tentativo, come ci dice la storia, non andato a buon fine.

Invece, per Michelangelo Zecchini, storico e archeologo molto conosciuto, ci sono seri dubbi della presenza di Ovidio all’Elba. Ma com’è che è scoppiata la polemica? Tutto è iniziato da una lunga dissertazione sui social del professor Zecchini a proposito degli scavi a San Giovanni, definiti alla maniera del comico Crozza “scavetti”.

«Quanto all’ipotesi del soggiorno elbano di Ovidio – scrive Zecchini - va precisato che essa manca di originalità ed è pure vecchiotta poiché vaga non senza contrasti, almeno dal Settecento.

In ogni modo, per comprendere meglio la vicenda, vediamo di delinearne in sintesi il contesto storico. Ovidio arriva (arriverebbe) all’Elba nell’autunno dell’anno 8 d. C. È con l’amico Massimo Cotta, figlio di Valerio Messalla.

Nel corso della discussione fra i due, nella quale si rievocano i contorni della ‘relegatio’ del poeta, viene nominata ‘Aethalis Ilva’, ossia l’Elba (Ex Ponto, II, 3, 84). Ma apprezzati studiosi ritengono che nel racconto dello scrittore sulmonese non si parli dell’Elba bensì di ‘Italis ora’ oppure di ‘Aletium’, antico insediamento della fascia adriatica meridionale». Per Zecchini, Ovidio si trovava a Roma (e non all’Elba), quando fu raggiunto dall’editto imperiale che lo relegava nel Ponto Eusino.

Secondo Franco Cambi, invece, era stato all'Elba, come lo stesso docente ebbe occasione di ripetere nell’estate 2014 in occasione delle celebrazioni alla Villa romana delle Grotte per il Bimillenario della morte di Ottaviano Augusto (19 agosto del 14 d.C). E anche a proposito della Villa delle Grotte non c’è convergenza di opinioni fra i due studiosi elbani.

Per Zecchini non ci sono prove che suffraghino l’attribuzione della proprietà delle Grotte a Valerio Messalla: i bolli ‘in planta pedis’ presenti sulle pareti dei dolia di S. Giovanni sono indizi troppo labili.

Cambi invece la pensa diversamente e dice che la famiglia dei Valeri aveva proprietà presso Populonia e Campiglia come dimostrano recenti scoperte di fornaci intestate alla gens romana a Piombino e Follonica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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