Il Tirreno

«Sessanta cassintegrati riassunti nella logistica»

di Cristiano Lozito

Gabrielli (Fiom) e l’operazione avviata da Aferpi che coinvolgerà oltre 100 persone Individuata la tecnologia del forno, ma la firma del contratto forse sarà posticipata

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PIOMBINO. Si svolgerà il 3 dicembre l’incontro tra Aferpi e Fim, Fiom, Uilm sulla creazione di una società logistica per operare sul pontile acciaierie, operazione che interesserà un centinaio di lavoratori.

A dare la notizia con toni preoccupati era stata ieri “Minoranza sindacale”, che parlava di una nuova società che avrebbe semplicemente rilevato i lavoratori attualmente impiegati negli impianti marittimi (Ima), movimento ferroviario (Mof), movimento stradale (Mos) e vigilanza – 45 in tutto – «senza nessun rientro di lavoratori dalla cassa integrazione», prefigurando «una fabbrica spezzatino, magari con contratti e condizioni diverse».

«Ma non si tratta di nulla di tutto ciò – sostiene Luciano Gabrielli, segretario della Fiom – Dobbiamo discutere con l’azienda il 3, ma qui si parla di un pezzo dell’accordo dello scorso aprile che prevede il rientro di tutti i lavoratori entro novembre 2016. La logistica era una delle tre divisioni previste insieme a siderurgia e agroalimentare, grazie a quell’accordo chi andrà a lavorare sul porto manterrà i diritti fissati nell’accordo».

Oltre ai 45 lavoratori già dipendenti di Aferpi, nella società che dovrebbe chiamarsi “Piombino logistica” «in virtù di quell’accordo altre 60 persone attualmente in cassa integrazione – dice Gabrielli – dopo un passaggio in Aferpi entreranno nella nuova divisione portando con sé i diritti previsti dall’accordo. A chi toccherà entrare? Faranno fede quelli che vengono definiti codici attinenti». Cioè in pratica la funzione e il reparto del lavoratore nella ex Lucchini.

Aferpi avrebbe intenzione di accelerare le operazioni, ma per formalizzare l’avvio dell’attività della nuova società occorrerà il parere del Comitato portuale.

Tutto ciò mentre ci prepara all’incontro di lunedì prossimo al ministero dello Sviluppo economico. In quella sede l’amministratore delegato Fausto Azzi dovrà illustrare i contenuti del piano aziendale per dar corpo ai progetti della società di Issad Rebrab.

Se in questi giorni si assiste al moltiplicarsi delle sollecitazioni ad Aferpi a mettere nero su bianco il cronoprogramma delle demolizioni e l’acquisto del forno elettrico, varie indiscrezioni fanno intendere che l’azienda ha individuato tecnologia e qualità del forno (in grado di produrre materiale di alta gamma) ma che la firma del contratto potrebbe essere posticipata prendendo una sorta di accordo preliminare con l’azienda costruttrice.

Parole più chiare potrebbero esserci sulle demolizioni, operazione che però è collegata al destino del progetto brasiliano, che prevederebbe il trasferimento dell’altoforno e delle colata continue nello Stato del Parà, così che quegli impianti andrebbero non più demoliti, ma smontati. Al Mise anche questo punto dovrebbe essere chiarito.

L’incontro romano però porterà con sé l’attesa di altre risposte stavolta non richieste all’azienda ma al Governo: ossia i progressi del lavoro ministeriale sulla questione del prezzo dell’energia, e sulle strade da intraprendere per pagare a oltre 2000 lavoratori il tfr (una trentina di milioni), finora bloccato dall’attesa del giudizio della Cassazione sulla richiesta di maxirisarcimento (400 milioni) legata alla causa presentata dal ministero dell’Ambiente nel 2013 – quando alla guida c’era Corrado Clini – nei confronti all’amministrazione straordinaria Lucchini, «per danni ambientali».

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