Il presidio
Tredici condanne per spaccio di cocaina
Oltre trent’anni complessivi. Due marocchini sono già in carcere alle Sughere, il terzo è ancora ricercato
PIOMBINO. Gli arresti dei carabinieri, oltre un anno fa, furono i primi di una lunga serie che ha inflitto un colpo pesante all’organizzazione, gestita da marocchini, per lo spaccio in Val di Cornia.
Altri sono arrivati a luglio e a settembre di quest’anno. Sempre comunque legati dallo stesso filo rosso, o meglio bianco neve, come la cocaina.
Ora ci sono le prime condanne, scaturite dal processo, con rito abbreviato (che prevede uno sconto di un terzo della pena), che si è tenuto in questi giorni a Livorno.
Solo tre degli imputati, Agostino Gatto di Suvereto, Emanuela Severini di Piombino e Milodi Nasry, senza fissa dimora, hanno scelto di andare al dibattimento. L’udienza è prevista l’8 luglio del 2016.
Così di fronte al giudice Antonio Del Forno sono comparsi in tredici, per vari reati, tutti comunque legati allo spaccio di stupefacenti. Sono oltre trenta gli anni complessivi di carcere.
Le condanne. Le condanne più pesanti sono arrivate per i tre marocchini, senza fissa dimora in Italia, ritenuti, grazie al solido impianto accusatorio costruito dagli inquirenti, gli spacciatori di quantità maggiori (articolo 73/1, codice penale), nei boschi fra San Vincenzo e Campiglia. Karim Boochaib ha avuto sette anni e 32mila euro di multa, Nasry Ciuae sette anni e 26mila euro e Mustapha Nasri 6 anni e 22mila euro. Due di loro sono in carcere alle Sughere, il Booachib è ancora latitante.
A pene importanti sono stati condannati anche altri otto spacciatori, per i quali il reato era lo stesso, ma solo per modica quantità di stupefacente (articolo 73/5, codice penale): per Vittorio D’Antilio, di Montescudaio, 2 anni, 8 mesi e 2000 euro, Michele Frittoli di Donoratico 2 anni e 2000 euro, Jamel Otay, tunisino, di Suvereto, 1 anno, 8 mesi e 2000 euro, Claudia Cecchi, di Livorno, 1 anno, 4 mesi e 2000 euro, Claudio Giustarini, di Campiglia, 1 anno e 1200 euro, Alessandro Viola, di Campiglia, 1 anno e 1200 euro, Ruslana Klodchyk, ucraina, di Campiglia, 1 anno e 1200 euro e Andrea Pruneti, di Campiglia, 8 mesi e 1000 euro. Pene più lievi, infine, per Daniela Baldassatici (Suvereto) e Roberto Schiano (Suvereto) che hanno avuto sei mesi per favoreggiamento.
Indagini da fine 2013. Le prime indagini risalgono alla fine del 2013, quando i carabinieri sequestrarono uno spinello a un minorenne.
Una semplice canna ma che disse molto ai carabinieri che, ricostruendo il percorso della droga, arrivarono fino alla cocaina, spacciata in grosse quantità nei boschi fra San Vincenzo e Campiglia, dove ogni giorno si rifornivano consumatori di mezza Val di Cornia, ma in particolare di Piombino, Venturina e Campiglia. I primi arresti furono fatti a marzo, ma il grosso dell’operazione andò in scena in una calda notte di agosto del 2014. Coordinata dal sostituto procuratore Daniele Rosa vide l'impiego di sessanta militari e venti mezzi e toccò tutto il territorio che va da Piombino a Livorno passando per Campiglia, San Vincenzo, Suvereto, Marina di Donoratico e Montescudaio.
Spaccio a San Vincenzo. I marocchini, e i loro amici spacciatori, cedevano droghe leggere, ma soprattutto cocaina, in arrivo da Milano e da Livorno e il luogo dello “shopping” era a San Vincenzo, in località La Valle, nei boschi intorno alla frazione di San Carlo. Qui un gruppo di nordafricani si occupava di portare la droga, nasconderla e custodirla anche durante la notte, in rifugi di fortuna realizzati in luoghi difficilmente accessibili.
Nel giro, almeno in quello della coca, i carabinieri stimarono un movimento di un chilo al mese, con vendite a 50 grammi alla volta. Coca, peraltro, neppure della migliore, tanto che veniva tagliata persino con la polvere di intonaco. Tra i clienti, anche una donna incinta, ma anche tanti professionisti e dirigenti d’azienda. Sono stati tutti segnalati alla prefettura.
Operazione complessa. Fu il giovane studente trovato con la canna a parlare. I carabinieri arrivarono prima a Claudio Giustarini (38 anni, di Campiglia), subito dopo ad Alessandro Viola (52, milanese residente a Campiglia) e con le intercettazioni telefoniche ad Agostino Gatto, 57 anni, di Termini Imerese (Palermo) residente a Suvereto. Anche lui venne intercettato e seguito per settimane.
Così iniziarono i primi interventi dei carabinieri e i primi sequestri di droga. Vittorio D'Antilio (39 anni, residente a Montescudaio), fu fermato il 7 febbraio 2014 a San Vincenzo subito dopo aver acquistato 33 grammi di coca nascosta in un panino.
Individuata la piazzola di spaccio, vicino a San Vincenzo, nella rete finì il marocchino Mustapha Nasri (23 anni, senza fissa dimora), fermato il 7 marzo. Fu indagata anche la sua fidanzata livornese, Claudia Cecchi (33 anni), accusata di dare al nordafricano un importante apporto logistico accompagnandolo nelle località di spaccio, fornendogli indumenti e ricariche telefoniche.
Nel giro di poche settimane finirono nella rete anche tutti gli altri, a parte il Boochaib che è ancora ricercato. A Donoratico, venne perquisita l'abitazione di Michele Frittoli, 37 anni: i carabinieri gli trovano 100 grammi di marijuana e un bilancino di precisione.
Altre operazioni. Il colpo allo spaccio di cocaina fu importante. Ma è stato solo il primo di una serie di operazioni che, nel luglio e nel settembre di quest’anno, porteranno ad altri arresti nella stessa zona. Sempre con lo stesso filo rosso o, meglio, color bianco neve.
@guifiorini
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