Il Tirreno

Minoranza scrive a Camusso & C. «Ricordatevi di noi»

Minoranza scrive a Camusso & C. «Ricordatevi di noi»

I lavoratori rammentano ai sindacalisti le promesse del 2013 «È ora che facciate davvero di Piombino un caso nazionale»

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PIOMBINO. Lunedì davanti al consiglio di fabbrica dalle 15 in poi è in programma un presidio a cui parteciperanno i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm.

In attesa di quello, il gruppo di lavoratori riuniti sotto la sigla Minoranza sindacale-Camping Cig ha preso carta e penna e ha scritto ai segretari nazionali Susanna Camusso (Cgil), Annamaria Furlan (Cisl), Carmelo Barbagallo (Uil) e Francesco Paolo Capone (Ugl). Ai sindacati nazionali si chiede di essere presenti, o più presenti. Si ricorda la manifestazione di due anni fa in piazza Bovio, quando la parola d’ordine era “Piombino non deve chiudere”. «Per noi è sempre valida - scrivono - Chiediamo a voi di riprenderla e insieme aggiungerne una nuova: Piombino e i suoi cittadini, lavoratori diretti e non, devono recuperare la loro dignità».

Nella lettera, si sottolinea che oggi «migliaia di lavoratori sopravvivono solo di ammortizzatori sociali o neanche di quelli, e assieme alle loro famiglie rappresentano il 20% della popolazione. La comparsa di un compratore ha fatto sperare a molti che la crisi fosse superata e che con un po’ di sacrifici (i nostri) la situazione sarebbe cambiata in meglio. Purtroppo i mesi passano e gli impegni del nuovo proprietario si rivelano sempre più aleatori. Soprattutto si mostrano assolutamente insufficienti a garantire un recupero della situazione occupazionale e sociale del territorio, dichiarato area di crisi complessa. Per questo ci rivolgiamo a voi, firmatari dell’Accordo di programma tuttora largamente disatteso». Si ricorda dunque la manifestazione del 3 ottobre 2013 in piazza Bovio «e la vostra promessa di fare proprio di Piombino un caso nazionale. Oggi la vostra presenza è necessaria perché il problema non riguarda solo una categoria, per le aree di crisi come Piombino devono essere preparate vertenze territoriali, da presentare innanzitutto alle istituzioni, nazionali e locali, e alle associazioni imprenditoriali con obiettivi tendenti alla riqualificazione sociale del territorio; riqualificazione che può passare solo da una salvaguardia dei livelli occupazionali preesistenti e una massiccio aumento degli stessi nei prossimi anni».

Nella lettera si suggeriscono obiettivi e riflessioni, a cominciare dalla tradizione siderurgica «dalla quale non si può prescindere», anche se «l’industria siderurgica è oggi fortemente in crisi, non solo in Italia, a causa tra l’altro di una sovrapproduzione di acciaio delle economie asiatiche, Cina fra tutte». «Occorre che governo, Regioni e Comuni avviino una politica di ricerca e sviluppo di interessi comuni tra i territori a vocazione siderurgica e non di frammentazione di interessi localistici, con interventi differenziati per area».

«Contemporaneamente - proseguono - devono essere messe allo studio strategie di superamento delle monoculture siderurgiche, preparando concretamente il terreno per garantire sviluppo e occupazione anche senza l’industria siderurgica. In Europa esistono già esperienze significative realizzate con lungimiranza negli anni passati, come Bilbao e la Ruhr».

Inoltre, «il sistema di finanziamento alla reindustrializzazione deve prevedere una forte presenza dei sindacati e della società civile, affinché sia garantito il finanziamento di quei progetti e di quelle imprese che maggiormente garantiscano lo sviluppo dell’occupazione».

Si chiede poi un «maggior intervento dello Stato, con finanziamento di opere pubbliche straordinarie che garantiscano un salario decente a coloro che loro malgrado si trovano a pagare più degli altri i costi della crisi. Proponiamo interventi straordinari per il riassetto idrogeologico, sull’ambiente, nel campo della cultura: investimenti cioè che aiutino il territorio ad aumentare le sue capacità attrattive in campo turistico».

«In questa logica di interventi a sostegno del reddito - aggiungono - rientrano anche alcuni obiettivi di carattere immediato, come intervenire con forza presso il ministero dell’Ambiente affinché “liberi” il Tfr, oggi congelato a causa del contenzioso sull’inquinamento e sui costi delle bonifiche, e autorizzi il pagamento veloce ai lavoratori ex Lucchini e Lucchini Servizi. Il 20% dell’integrazione del reddito con la possibilità di essere adibiti ai lavori socialmente utili».

«Naturalmente - concludono - continuiamo a considerare componente importante (anche se non unica) per la ripresa del territorio il mantenimento da parte di Aferpi degli impegni assunti, nel piano industriale presentato al Mise, al momento dell’acquisizione dello stabilimento e di tutti i territori demaniali in concessione. Per obbligarlo al rispetto degli accordi proponiamo alcuni strumenti: legare gli anni della concessione delle aree portuali e demaniali all’effettivo rispetto degli accordi nei modi e nei tempi; legare anche la diminuzione del costo dell’energia a tale rispetto. Se risulteranno fondate le voci giornalistiche di possibili spostamenti di impianti da Piombino ad altre realtà, verificare che tali cessioni non incidano sulle capacità produttive dell’impresa; e comunque finché non si colerà acciaio dal nuovo forno elettrico nessun macchinario impianto attrezzatura deve lasciare Piombino per essere trasferito altrove».

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