Il Tirreno

Chiave bulgara, preso uno dei ladri

di Guido Fiorini
Chiave bulgara, preso uno dei ladri

I carabinieri, appostati in borghese, riescono a individuare la banda mentre sta per entrare in un condominio

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PIOMBINO. La chiave bulgara non potrà usarla per uscire dalla cella delle Sughere, dov’è rinchiuso da ieri pomeriggio. Per quanto ci resterà a deciderlo sarà invece stamani il giudice, nell’udienza di convalida, dopo che i carabinieri l’hanno arrestato in flagranza di reato all’esterno di un condominio di via Amendola.

Il primo, e forse decisivo, colpo alla “banda della chiave bulgara” l’hanno dato i carabinieri della Compagnia di Piombino e del Norm che sono riusciti a fermare un georgiano di 26 anni, dal nome impronunciabile, Elguja Pkhakadze, e senza fissa dimora, ma abbastanza abile da aprire le porte delle abitazioni senza scassinarle. Insieme a due complici, che sono riusciti a scappare, da settimane hanno terrorizzato la città, rubando in almeno una decina di appartamenti, quasi tutti fra il lungomare e piazza della Costituzione. Colpi quasi sempre messi a segno nel corso della mattinata, dopo aver accertato che in casa non ci fosse nessuno.

Così è andata anche ieri. I tre, probabilmente tutti georgiani, hanno forzato con un cacciavite il portone di ingresso di un condominio al 25 di via Amendola. Ma non hanno fatto i conti con i carabinieri che, in borghese, da tempo stavano sorvegliando tutta la zona. Fra l’altro ieri c’era il mercato e i controlli erano più capillari del solito.

Erano poco più delle 10. I militari in borghese hanno chiamato rinforzi ma, dopo un attimo, i tre sono usciti correndo dal palazzo, messi in fuga dalle urla di un condomino. I carabinieri li hanno inseguiti, ma sono riusciti a fermare solo uno dei tre, peraltro proprio quello che aveva il cacciavite usato per forzare il portone.

Il giovane, con precedenti per reati contro il patrimonio in particolare per furto in abitazione e anche associazione per delinquere finalizzata a commettere di furti veniva così condotto in caserma, ma fingendo di non parlare o capire la lingua italiana, non diceva nulla. Addosso aveva solo un passaporto del suo paese e arnesi da scasso.

Con i successivi accertamenti e il sopralluogo, i carabinieri verificavano che i tre, dopo essere entrati nel condominio, nel giro di pochissimo avevano già forzato una porta di un’abitazione al secondo piano, venendo poi disturbati dall’apertura di una porta di un altro appartamento.

L’indagine è adesso in mano del sostituto procuratore di Livorno Massimo Mannucci. L’obiettivo è riuscire a rintracciare anche gli altri due, ma forse l’incubo “chiave bulgara” adesso sta per finire.

@guifiorini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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