Il Tirreno

Baratti e Populonia, ci vorranno mesi per il parco etrusco

di Barbara Noferi
Baratti e Populonia, ci vorranno mesi per il parco etrusco

Guideri: «Molti i muri crollati, ma stiamo già intervenendo» Camilli: «La zona è pericolosa. Non raccogliete i reperti»

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BARATTI. Baratti e Populonia, luoghi di straordinaria bellezza e valore storico ambientale, hanno superato la devastante alluvione degli scorsi giorni, ma quale è l’esatta situazione della zona? Da subito i dirigenti della Società Parchi Val di Cornia, in prima persona la direttrice Silvia Guideri erano sul posto a monitorare e a fare il conto dei danni, purtroppo ingenti.

Fondamentale si è dimostrato il primo intervento di soccorso di tutto il personale e degli operatori della Parchi, che hanno vissuto, loro stessi, ore di pericolo proprio all’interno del parco.

Parliamo quindi con Silvia Guideri per meglio comprendere lo stato attuale di un’area così importante, quanto fragile e delicata.

Quale è la situazione attuale del Parco Archeologico?

«Per il momento possiamo registrare che per quanto riguarda le condizioni strutturali dei monumenti all’interno del parco, le sole criticità riguardano gli edifici industriali dove sono letteralmente crollati tratti di mura antiche e le condizioni della via della Romanella che è letteralmente devastata in tutto il suo percorso.»

Per quanto riguarda invece la spiaggia?

«Anche lo scavo della spiaggia non è messo bene, ma questo era inevitabile data la situazione».

Quali saranno gli interventi urgenti che verranno attuati?

«C’è tantissimo lavoro da fare per togliere il fango dalle tombe in basso a San Cerbone e alle grotte, che è coperta di fango su tutta la parte centrale. Per non parlare dei percorsi, sui quali avremo tuttavia una situazione aggiornata agli ultimi sopralluoghi previsti proprio in questi giorni».

Cosa ci può dire invece delle condizioni dell’acropoli?

«L’acropoli ha un problema analogo di dilavamento e fango con qualche smottamento che al momento interdice la strada che va alle mura, ma anche qui non mi pare di dover registrare danni consistenti ai monumenti».

Il monastero di San Quirico invece?

«San Quirico ha sicuramente aggravato le sue già critiche condizioni relativamente alle creste dei muri e al muro di contenimento a destra della chiesa».

Quale notizie ci può dare invece sui sentieri ed i percorsi?

«Oltre allo stato dei monumenti, al momento si registrano notevoli danni di carattere infrastrutturale in particolare a strade e percorsi. L’ufficio tecnico ha eseguito un sopralluogo sul perimetro della recinzione del Parco (necropoli), dove la rete è stata abbattuta per lunghissimi tratti e deve evidentemente essere ripristinata quanto prima».

Abbiamo anche l’opportunità di ascoltare l’autorevole parere di Andrea Camilli, archeologo del Ministero, che ci spiega quanto rilevato nei primi sopralluoghi.

Quali sono i danni più evidenti che avete in questo primo momento riscontrato?

«I danni relativi allo smottamento sono numerosi e seri, tali da poter mettere a rischio il patrimonio. Inoltre lo smottamento relativo alla falesia ha provocato danni alle importantissime sepolture ancora interrate».

La necropoli di San Cerbone come si presenta?

«Le sepolture della necropoli si presentano allagate ed invase dal fango ma i danni maggiori sono stati riscontrati nella tomba dei Flabelli situata nella via del Ferro, dove il rinforzo esterno ha subito notevoli danni».

Boschi e sentieri?

«Purtroppo lo scorrimento delle acque provenienti dall’alto ha stravolto completamente il sentiero della Romanella. Altro grande problema è stato rilevato a Campo sei dove a breve faremo un sopralluogo».

Gli scavi? Quelli dell’università in prossimità della pineta e nella Necropoli di San Cerbone, seguiti dalla dottoressa Carolina Megale?

«Purtroppo anche questa zona, dove appunto gli archeologi e gli studiosi dell’Università di Milano hanno lavorato, è stata danneggiata, si passerà nei prossimi giorni ad un’attenta valutazione anche di questo settore. Per quanto riguarda lo scavo all’interno della necropoli anch’esso ha subito danni dovuti al fango e alla grande quantità di acqua giunta sul luogo. Le sepolture recentemente scavate hanno bisogno di interventi urgenti».

Cosa possiamo dire alle persone che in questi giorni vengono a Baratti Populonia?

«La prima cosa che dobbiamo ricordare è l’assoluta situazione di pericolo che l’intera area purtroppo presenta. Sconsigliamo pertanto a tutte le persone di avventurarsi sui sentieri e nei percorsi boschivi per non rischiare si trovarsi in inutili situazioni di criticità».

E i reperti che a causa dello smottamento del terreno possono talvolta riemergere?

«Ci tengo a sottolineare particolarmente questo aspetto, raccomandandomi a tutti i cittadini che si trovino di fronte a reperti emersi da sepolture o dal terreno stesso, di non raccoglierli. Purtroppo questa pratica anche se svolta in buona fede, produce un grave danno per la mancata collocazione e studio dei reperti eventualmente rimossi dal loro contesto originale. È importante quindi segnalare sempre ogni evento di questo tipo alle autorità competenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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