Il Tirreno

Un cambio che è come una scossa

Cristiano Lozito

Seconda decisione a sorpresa in un mese e mezzo

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PIOMBINO. Il cambio al vertice di Aferpi rappresenta una scossa alla macchina aziendale che faticosamente tenta di ripartire.

E’ la seconda decisione a sorpresa di Issad Rebrab nel giro di un mese e mezzo. La prima, l’addio ad Adriano Zambon, era arrivata per i dissidi tra il direttore generale e Farid Tidjani. Ecco dunque che la scelta di sostituire proprio l’amministratore unico con Fausto Azzi, finora responsabile dell’area finanziaria, ha un peso superiore: Tidjani infatti non solo era stato dichiarato vincitore di quel braccio di ferro dal patron, ma la vicenda sembrava averlo decisamente rafforzato nel suo ruolo, uomo di fiducia di Rebrab, l’unico del suo entourage che si era portato a Piombino, l’unico autorizzato a rappresentarlo in tutte le situazioni.

In Aferpi la notizia della nomina di Azzi è stata accolta positivamente, come un attestato di fiducia e di concessione di autonomia al management locale, in sofferenza per la gestione di Tidjani, certo non un esperto del settore. Solo i fatti però, cioè le scadenze in arrivo, prima tra tutte quella del Mise in novembre in cui Aferpi è chiamata a definire la data del via alle operazioni di dismissione della vecchia acciaieria e ad annunciare l’acquisto del forno elettrico, chiariranno se si tratta comunque di una decisione che garantisce la continuità del piano industriale, e addirittura una sua accelerazione, come ribadiscono fonti interne all’azienda.

O se invece siamo di fronte a un nuovo cambio di rotta delle strategie aziendali, foriero di nuovi ritardi nell’avvio delle operazioni, che sarebbero difficili da gestire in una fase di crescente tensione sociale.

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