Il presidio
La Cia: «Ora c’è bisogno di una presa di coscienza»
La Confederazione agricoltori prepara un dossier sui danni da inviare agli enti «Piogge record, colture intensive, cemento, fossi sporchi: le cause sono tante»
VENTURINA. «Al momento non abbiamo una stima certa dei danni. Stiamo raccogliendo tutti i dati e stiamo parlando con gli agricoltori per avere numeri definitivi sui quali ragionare per cercare delle soluzioni».
La Cia (Confederazione italiana agricoltori) di Livorno è al lavoro per censire le criticità e i problemi dei coltivatori venturinesi in seguito ai nubifragi abbattutisi sul territorio nei giorni scorsi.
Sono stati centinaia gli ettari di terreno finiti allagati, ma è ancora presto per avere dati ufficiali e quantificare, in termini di raccolto ed economici, i danni.
Fatto sta che è piovuto intensamente, con quantità di pioggia straordinaria che ha messo in ginocchio tanti operatori agricoli della zona.
E una grande fetta dell’economia locale si basa proprio sull’agricoltura, le cui ferite dovranno essere curate.
«Interi campi di colture invernali, come gli spinaci, i finocchi, i cavoli, sono andati sott’acqua – riferiscono dalla Cia - Le zone di Venturina più colpite sono le Lavoriere e i Granai, poi c’è anche la zona di Montioncello-Cafaggio, altro punto critico, con il fosso Riomerdancio che ha riversato tanta acqua sui terreni adiacenti. Casalpiano invece ha assorbito piuttosto bene, senza subire grossi problemi come invece si verificava di solito negli anni scorsi, anche in zona Affitti».
Le cause sono tante, spiegano dalla Cia, e sono concatenate tutte insieme. Sono cause che hanno dato origine, nel tempo, ad allagamenti sempre più importanti.
«I motivi sono diversi – spiega infatti la confederazione - Innanzitutto sono cambiate le piogge, che si verificano con un’intensità sempre maggiore e riversando tantissima acqua in poco tempo. Basta pensare che un nostro pluviometro, posizionato nell’area dei Granai, ha misurato 326 millimetri di acqua caduta in circa diciassette ore, dalla mezzanotte di mercoledì alle 17 di giovedì. Una quantità davvero straordinaria di acqua. Poi, c’è da considerare che viene sempre più praticata la coltura intensiva (che aiuta a produrre di più, sfruttando al massimo le potenzialità dei terreni, ndr) rispetto alla coltura estensiva».
«C’è da dire - proseguono alla Cia - che anche l’urbanizzazione ha inciso, perché zone prima libere si sono espanse per scelta di alcune amministrazioni comunali, portando come conseguenza modifiche del terreno. Senza dimenticare, inoltre, che non tutti gli agricoltori fanno manutenzione dei fossi: gli agricoltori professionisti sì, ma magari altri non la fanno. Ecco, tutte queste cose messe insieme, negli anni, pesano in maniera notevole, perché hanno causato il cambiamento del reticolo idrografico che non riesce più a sostenere le piogge che adesso cadono intense, causando allagamenti e danneggiando interi ettari di colture».
I nubifragi dei giorni passati hanno quindi dimostrato la fragilità del nostro territorio, mettendone in risalto tutte le criticità.
Ci vorrà ancora qualche giorno per sapere quanto della produzione agricola venturinese potrebbe essere andata persa.
I dati raccolti in questi giorni dalla Confederazione degli agricoltori saranno poi riuniti in un dossier.
Dossier che verrà inviato agli enti e alle istituzioni in modo da fare il punto della situazione e per aprire un discorso di prospettiva alla ricerca di soluzioni e di progetti da mettere in campo per il futuro.
«Non c’è da incolpare nessuno – sottolineano in confederazione - ma c’è bisogno di una presa di coscienza da parte di tutti per affrontare la situazione e capire in che direzione andare».
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