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«L’energia è la chiave per far ripartire il polo siderurgico»
I sindacati chiedono costi bassi e più equi per tutte le imprese E dalla Regione 1,5 milioni per la formazione dei lavoratori
PIOMBINO. Un milione e mezzo di euro per la formazione dei lavoratori toscani fuori dal ciclo produttivo, compresi quelli di Piombino. È quanto la Regione Toscana ha deciso di stanziare per rilanciare una manifattura con il fiato sempre più corto. Un rilancio che, tuttavia, non può non passare da un prolungamento degli ammortizzatori sociali e dagli investimenti concreti per ridurre i costi dell’energia: rivendicazioni chiare che i sindacati provinciali Fim, Fiom e Uilm chiedono per tutti i lavoratori della Provincia, compresi quelli del comparto piombinese.
Risorse per la formazione. La Regione destinerà 1,5 milioni alla formazione dei lavoratori espulsi dai processi produttivi nelle tre aree regionali di crisi, quelle di Piombino, Livorno e Massa Carrara. È quanto hanno annunciato l'assessore regionale alla formazione, Cristina Grieco, e il consigliere del presidente Rossi per i problemi del lavoro, Gianfranco Simoncini, alle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil regionali, nel corso di un incontro presso la presidenza della giunta. «Questa disponibilità – dicono dalla Regione – sarà attivata a partire dal gennaio prossimo perché la volontà è quella di far coincidere l'attività formativa con i piani di reindustrializzazione previsti nelle tre aree, così da calibrare la formazione sulle effettive necessità delle aziende. La Regione ha concordato con le organizzazioni sindacali che i bandi relativi a questo stanziamento siano emanati quindi nella fase di presentazione dei progetti di reindustrializzazione delle aree di Piombino, Livorno e Massa Carrara».
Energia e ammortizzatori. Per investire sulla formazione dei lavoratori occorre, in primo luogo, che i lavoratori restino al proprio posto. Per questo i sindacati Fim, Fiom e Uilm, anche alla luce delle recenti chiusure di aziende su tutto il territorio provinciale, si incontrano oggi a Rosignano per programmare le modalità della manifestazione del 5 novembre. «Saranno avanzate le giuste richieste su ammortizzatori ed energia che valgono per tutti i lavoratori della provincia», spiegano dai sindacati.
«A Piombino i lavoratori delle imprese aspettano gli investimenti previsti sia nell'accordo di programma sia dal piano industriale di Aferpi per poter tornare a lavoro, mentre a Livorno i tempi sono più lunghi – spiegano i sindacati – La possibilità del lavoro è legata a progetti industriali tutti da individuare e da definire. Il tema della proroga degli ammortizzatori e dell'energia è determinante, infatti nessun imprenditore può venire ad investire se non trova terreni, infrastrutture e costi dell'energia competitivi». Su Piombino il tema dell'energia riguarda l'Arcelor Mittal, l'Elettra, la Sol, l'Edison e altre. «Dalla Sicilia alla Toscana si alza forte la voce e la protesta dei lavoratori per avere un costo dell'energia unico per le aziende italiane, non c'è logica oggi che un'azienda paghi 42 euro a megawattore ed altre paghino 130 euro a megawattore», attaccano Fim, Fiom e Uilm.
Se l’energia è una chiave, il prolungamento degli ammortizzatori sociali è l’unica salvezza per tanti lavoratori: «Chiedere il prolungamento degli ammortizzatori sociali nelle aree di crisi complessa come Livorno e Piombino è una necessità per traghettare i lavoratori verso nuove opportunità di lavoro. A Piombino c'è un progetto di Aferpi i cui tempi si stanno allungando, ma non vi è ombra di dubbio che debba essere portato avanti fino alla sua realizzazione completa. Dietro di questo c'è solo il caos ed il buio».
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