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L’Agenzia delle entrate è a rischio di chiusura
La direzione regionale ha incluso Piombino nell’elenco delle realtà toscane da tagliare o da trasformare in sportello per ragioni di abbattimento dei costi
PIOMBINO. L’Agenzia delle entrate rischia la chiusura. O il forte ridimensionamento. Come altre sei realtà toscane: Borgo San Lorenzo, Sansepolcro, Orbetello, Aulla, Pescia e Montepulciano.
La notizia, iniziata a circolare a metà maggio insieme al piano di tagli reso noto dalla direzione regionale delle Entrate, ha ripreso vigore nelle ultime settimane. Tanto da indurre il sindaco Massimo Giuliani ad accelerare nella ricerca di una soluzione in grado di evitare che la città perda altri pezzi importanti della rete dei servizi pubblici. Come, sanità a parte, più di recente è accaduto per la sezione distaccata del tribunale ed Equitalia.
Sono le ragioni economiche alla base della decisione di chiudere i 7 uffici territoriali toscani o di trasformarli in sportelli. Spending review soprattutto per quanto riguarda l’incidenza dei canoni di locazione.
La controproposta della giunta piombinese eliminerebbe il problema. Perchè sul tavolo del confronto con la direzione regionale dell’Agenzia delle entrate, il Comune è disposto a mettere l’uso gratuito della palazzina di via Fucini. L’ex tribunale, appunto. Dove ci sarebbero gli spazi sufficienti per il trasferimento degli uffici finanziari e per i progetti già focalizzati prima che scoppiasse questa grana: la palestra per le attivività di judo e i locali per i corsi dell’Unitrè.
L’edificio corrisponderebbe ai requisiti di massima ritenuti necessari dai dirigenti regionali dell’Agenzia per i quali sono necessari oltre 400 metri quadri tra front office, uffici, archivio e servizi. Un primo sopralluogo con i tecnici del Comune c’è già stato. Il prossimo è imminente.
Nel frattempo è confermato il rispetto dei parametri nel rapporto tra numero dei dipendenti - 17 - e superficie utile. Gli spazi dovrebbero essere accessibili ai portatori di handicap e, nel caso, dovrebbe essere previsto un ascensore.
E’ da capire a chi spetterebbero le spese per gli interventi di adeguamento della struttura alle nuove necessità. Considerando, appunto, che il Comune concederebbe gratuitamente l’edificio. E non è poco.
Giuliani boccia l’ipotesi dello sportello e punta al mantenimento completo del servizio e del personale occupato. Lo fa anche in vista dell’attuazione delle previsioni di nuovi insediamenti di attività collegate ai finanziamenti annunciati per la reindustrializzazione.
La chiusura degl uffici di corso Italia o il loro ridimensionamento accrescerebbe i disagi, anche economici a causa dei viaggi nel capolugo che si renderebbero necessari, di cittadini, imprese e commercialisti. Un pericolo che si vuole scongiurare. Come il rischio di riduzione del personale.
«Trattandosi del settore pubblico, di licenziamenti non si parlerebbe. Si potrebbe rischiare il trasferimento, comunque pesante per lavoratori che in gran parte vivono in questa zona», afferma Manuel Anselmi, segretario provinciale Funzione pubblica Cgil. Per il quale occorre la massima vigilanza affinchè la trattativa vada in porto.
«Le condizioni ci sono, grazie alla disponibilità espressa così rapidamente dall’amministrazione comunale», chiude il sindacalista.
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