Il Tirreno

ARCHEOLOGIA

Duemila visitatori a scoprire mansio romana e mosaico

di Cecilia Cecchi
Progetto "Uomini e Cose a Vignale". Una delle tante visite organizzate durante la campagna di scavo 2015 (foto Paolo Barlettani)
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Progetto "Uomini e Cose a Vignale". Una delle tante visite organizzate durante la campagna di scavo 2015 (foto Paolo Barlettani)

21 archeologi al lavoro per 4 settimane, cresce il progetto Uomini e Cose a Vignale. Giorgi (Università di Siena): «Al via le operazioni di consolidamento delle tessere»

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PIOMBINO. Quasi 2mila ingressi in quattro settimane: meglio di tanti musei. Tanti visitatori, non conteggiati, che si sono fermati a sorpresa per scoprire la mansio di epoca romana-tardoantica, che sembra sempre più una villa holliwoodiana, vista la grandezza e la bellezza degli arredi.

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Pure la nuova porzione scoperta è pavimentata a mosaico, a testimonianza di una gran sala banchetti; qui è Aiòn, dio del Tempo, che guida le stagioni seduto sul suo mondo blu, tra natura, frutta e animali. 21 gli archeologi sul sito (sempre sotto le direttive di Enrico Zanini ed Elisabetta Giorgi dell’Università di Siena) per quattro settimane: tanto è durata la campagna scavi “Uomini e Cose a Vignale” 2015. E già villa-mansio e mosaico volano in rete: 4637 nuove visualizzazioni delle pagine del sito (www.uominiecoseavignale.it).


Scavo. «L’ampliamento dell’area di scavo – dice Elisabetta Giorgi – ha permesso la scoperta dell'intera superficie della stanza pavimentata col grande mosaico del IV secolo che sembra potersi identificare con un grande triclinio, ovvero sala da banchetto molto estesa. Ancora resti di pavimentazione di grandissima qualità, caratterizzata da schemi geometrici realizzati con cornici dai colori brillanti (le tessere devono essere bagnate perché i colori si rivelino ndr) che dovevano occupare lo spazio della stanza riservato ai letti da banchetto. Avviate – spiega – sotto la guida della restauratrice Fernand Cavari del dipartimento di scienze storiche dell’Università di Siena le prime operazioni di consolidamento del mosaico che saranno ultimate durante la prossima campagna».


Ancora numeri. Però sono i numeri a confermare come Riotorto possa rappresentare una reale possibilità di sviluppo territoriale rilevante, condiviso e sostenibile.
Esempi? Le visite guidate (su 21 giorni) più o meno organizzate una cinquantina, almeno dieci in inglese.
Numero di visitatori “speciali”, in quanto diversamente abili, coinvolti in attività specifiche, 12.
Classi di studenti coinvolte in attività educative sul campo: 19 (16 scuola primaria, 3 scuola superiore). Istituti coinvolti in progettualità educativa e in collaborazioni diverse: 8.
Senza contare le aperture straordinarie del cantiere in occasione di eventi speciali come “Una notte di luce a Vignale” o “Poderando incontra l’Archeologia”.

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Al lavoro. Massima la collaborazione con Associazioni culturali e cooperative sociali del territorio e con le aziende che hanno confermato il supporto logistico. Cresciuti i contatti con le amministrazioni comunali - “oltre al determinante supporto di Piombino” ricorda Giorgi - ora della partita Follonica, Campiglia Marittima, Suvereto.
Sullo scavo sempre gli studenti: Nina Marotta, Samanta Mariotti, Francesco Ripanti, Andrea Bellotti, Alessandro Carabia, Nadia Messina, Jacopo Celani, Francesco Coriale, Damiano Panada, Benedetta Volpini, Eleonora Andreini, Caterina Megalli, Mickey Scarcella, Leonardo Mancuso, Federica Foresi, Francesca Oliverio, Marina Lamberti, Roberto Chiariello, Giulia Elena Lugli, Rosalia Puma.

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Interfacce. I voti espressi a favore del progetto “Interfacce” per il concorso “Che Fare” sono 1367. D’aiuto anche la possibilità di visitare il sito di Riotorto, dov’è stato possibile verificare come il progetto Interfacce sia la traduzione di questo “rapporto straordinario” tra il mondo della ricerca archeologica e la comunità in cui essa si svolge.
«Un progetto – sottolinea Elisabetta Giorgi – che guarda al futuro e cerca di concretizzare un modello innovativo di gestione del patrimonio culturale a partire dal concetto di Interfaccia che (anche in archeologia) indica il punto di contatto tra due entità diverse come il passato e la contemporaneità».
Fino al 5 novembre è possibile dire “SÌ” a questo modo di fare archeologia votando il progetto Interfacce (n. 17) sul sito che-fare.com (link diretto: https://bando.che-fare.com/progetti-approvati/interfacce-microeconomia-comunitaria-e-sostenibile-del-patrimonio-culturale/) nell’ambito del concorso per idee sulla nuova economia della cultura (CheFare3).«La posta in palio è alta, un premio da 50mila euro e i concorrenti molto competitivi, ma crederci e provarci sono i primi passi per vincere» conclude Giorgi.
 

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