Il Tirreno

«Scaduto l’ultimatum ad Aferpi, è l’ora della mobilitazione»

Minoranza sindacale sollecita con forza Fim, Fiom e Uilm Lettera aperta anche a Rossi che lunedì sarà a Piombino

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PIOMBINO. Chiedono al sindacato una forte mobilitazione, «così comeè stato promesso nell’ultima assemblea quando i lavoratori dettero l’ultimatum all’azienda». E scrivono anche al presidente della Regione, Enrico Rossi, che lunedì sarà al Phalesia per incontrare Fim, Fiom, Uilm e le rsa Aferpi.

Sono i lavoratori riuniti nella sigla Minoranza sindacale-Camping Cig: «Nell’assemblea del 9 ottobre - ricordano - i lavoratori decisero che, nel caso in cui entro una settimana non fossero emerse novità concrete e positive, si sarebbe andati immediatamente alla mobilitazione, secondo le testuali parole del segretario nazionale Fiom, Mauro Faticanti. Non solo non è stato rispettato quell’impegno, ma dopo l’esito negativo dell’incontro di giovedì tra azienda e sindacato, quest’ultimo si limita ad annunciare la riunione del consiglio di fabbrica. Le risposte avute dal sindacato nell’incontro di giovedì sono state senza dubbio negative: a oggi non rientrerà nessun lavoratore dalla cassa integrazione; non si ottiene niente rispetto alla decurtazione salariale (Par, contributo mensa ecc.) di cui fra l’altro il sindacato si era ben guardato di accennare nell’assemblea. E’ probabile che l’azienda, dopo aver ottenuto un accordo capestro per i lavoratori, non lo stia neanche rispettando. Nel comunicato il sindacato, nei fatti, ammette perfino che l’azienda non rispetterà l’impegno di aumentare i volumi di produzione per il mese di novembre, come era stato invece sottoscritto nel verbale di incontro al ministero solo pochi giorni orsono.Nonostante questo si rimanda tutto ad altri incontri, all’infinito, accettando ogni cosa».

Minoranza sindacale ricorda al sindacato che «considerati i ritardi, è stato tradito il mandato dei lavoratori che avevano dato l’ultimatum all’azienda. Chiediamo che si organizzino iniziative di forte mobilitazione di tutto il territorio, senza aspettare un giorno in più. Se qualcuno del sindacato non vuole applicare il mandato democratico dei lavoratori deve trarne le conseguenze e dimettersi subito. Il sindacato è tenuto a organizzare subito iniziative di mobilitazione, da decidere al più presto riunendo l’assemblea di tutti i lavoratori alla presenza dei segretari nazionali per far rispettare totalmente il mandato dei lavoratori; non basta riunire il consiglio di fabbrica a parte chiuse. Da luglio non vi è stato alcun cambiamento in positivo, nessun passo in avanti, nessun progresso. Siamo stanchi di questo infinito tira e molla che sta logorando tutti lavoratori e le loro famiglie».

Quindi, la lettera aperta a Rossi: «Lunedì 26 lei sarà a Piombino, al Phalesia, per la presentazione del piano per l’area di crisi del nostro territorio. Lei viene a prospettarci un futuro nel quale Piombino sarà ricostruita “più bella e più grande che prima” e possiamo solo auspicare che non siano le ennesime promesse illusorie. Troppa fiducia, solo sulla parola, al nuovo imprenditore. Non avete preso verso di lui nessuna iniziativa (lei, il Mise, i sindacati) che lo impegnasse alle sue responsabilità; non avete messo vincoli temporali a tutela dei lavoratori e il primo luglio 2017 può mollare tutto e lasciarci in braghe di tela (la legge glielo consentirebbe); concedendo tutto ciò che voleva, accontentandovi di promesse. Anche il sindacato ha stabilito che il tempo delle promesse è terminato e, senza fatti concreti, chiamerà i lavoratori alla mobilitazione. Noi ci saremo come sempre, continuando nella nostra opera di informazione e di mobilitazione delle coscienze. Presentando proposte come quella (non nostra, ma da noi assunta) di scaglionare le concessioni portuali alla realizzazione dei progetti».

«Presidente Rossi - proseguono - noi siamo i soliti, quelli che non si fidano, quelli che guardano dietro e anche davanti. Se vuole, può venire a parlare con noi, perché abbiamo molte cose da dirle. Anche se Aferpi dovesse rispettare gli accordi, per lunghi anni noi (e con noi tutta la città) resteremo senza risorse dato che i tempi di realizzazione si allungano (lo dice Aferpi nel documento di aprile 2015) e gli ammortizzatori sociali si accorciano».

La nota si conclude con alcune sollecitazioni: «Abbiamo bisogno di interventi istituzionali per il recupero del Tfr, senza che sia vincolato per il pagamento delle bonifiche; chiediamo il rispetto della promessa sul sostegno regionale per i contratti di solidarietà. Abbiamo bisogno di soluzioni concrete per i lavoratori dell'indotto: quelli della Sol sono di nuovo sotto pressione per la crisi della siderurgia».

«Lunedì, a partire dalle 14, saremo davanti al Phalesia - annunciano, invitando tutta la cittadinanza - per ricordare al presidente Rossi le nostre esigenze e per formulare le nostre proposte».

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