Il Tirreno

Un aumento dei canoni che non piace ai balneari

di Francesca Lenzi
Un aumento dei canoni che non piace ai balneari

La Toscana non aumenterà nessuna tassa ad eccezione del demanio marittimo Fabrizio Lotti (presidente regionale Fiba): «Niente di definitivo, ne discuteremo»

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PIOMBINO. Nel bilancio 2016 presentato dalla Toscana non sono stati aumentati l’addizionale Irpef, l’Irap, il bollo auto e neppure l’accisa regionale sulla benzina.

Insomma, non aumenta praticamente nessuna tassa ad eccezione dei canoni demaniali marittimi. Sul sito della Regione, in argomento di prossimo bilancio, si legge infatti: «Chi ha in concessione un tratto di spiaggia e magari l’attrezza, caso tipico degli stabilimenti balneari, paga un canone al Comune e un’imposta alla Regione. La tassa regionale è ora il 25% del canone, e passerà al 100%».

Più che un ritocco, quindi, che viene addolcito subito dopo ricordando come «la legge consentiva di alzare l’imposta fino al 300%». Come dire, ritenetevi soddisfatti così.

A ogni modo parliamo di un aumento importante che permetterà alla Regione di incassare 10,35 milioni di euro contro i 2 milioni e 750 riscossi nel 2014. La partita non è però ancora finita. Siamo infatti soltanto al bilancio di previsione che non sembrerebbe ancora approvato in giunta.

«Questa mattina (ieri ndr) ho chiamato subito Firenze e mi è stato assicurato non esserci alcuna delibera di giunta – afferma Fabrizio Lotti, proprietario del bagno La Capannina in Costa Est e presidente regionale Fiba – Mi è stato riferito inoltre come la questione sia in fase di valutazione in accordo con l’assessore regionale all’economia Ciuoffo, e che sarà aperta una discussione sulla materia con gli stessi balneari».

Insomma, niente sembra essere ancora deciso. Certo è che il ritocco, o meglio, il forte rialzo dei canoni demaniali marittimi va a coinvolgere un settore dove la confusione e l’incertezza sguazzano liberamente. «Non esiste definire i canoni in questo modo – sostiene ancora Lotti – Siamo i primi a credere che la situazione dei canoni vada sistemata e ristrutturata, ma principalmente a livello nazionale, cercando di uniformare le quote e renderle eque. Non è possibile vedere infatti stabilimenti che pagano 100mila euro all’anno, e altri appena 500 euro. D’altra parte la legge demaniale risale al 1943, non è più stata cambiata e sarebbe il momento di farlo».

Al di là della fattibilità o meno in futuro del ritocco sui canoni demaniali marittimi, diventa anche difficile provare a fare degli esempi. Gli elementi e i fattori che incidono sulle tasse dei balneari infatti sono molti, a partire dalla duplice tipologia con la quale si dividono gli stabilimenti, che possono essere incamerati (cioè con immobili già in possesso dello Stato), oppure con strutture di facile e difficile rimozione. A questo aspetto vanno aggiunte le diverse aliquote nazionali per la parte ombreggiata (per capirsi, la spiaggia, dove vanno gli ombrelloni) con 1,2% e quella per la zona coperta a 2,5%. Per finire poi ci sono quei casi particolari, come la Costa Est nel nostro territorio, dove sono due i soggetti da pagare, Comune, per la spiaggia, e Parchi per la parte retrodunale.

«Per il mio stabilimento ho pagato l’anno scorso 57mila euro alla Parchi e 4.537 euro al demanio – spiega Fabrizio Lotti – Pagando il 25% del canone alla Regione, ho corrisposto 1.134 euro. Dovesse passare il rialzo al 100% pagherei alla Regione lo stesso importo, cioè 4.537 euro».

Non sarebbe infatti toccata dalla novità prevista nel bilancio della Toscana del 2016 la quota da destinare alla Parchi che, per la Capannina di Lotti scenderà tra l’altro del 30% in ragione della recente delibera approvata dalla giunta comunale piombinese per i cinque ambiti di servizio costruiti nel 2003 (Pascià, La Capannina, Elia, Bagnoskiuma, Onda Blu). Tornando all’ipotesi di ritocco dei canoni demaniali marittimi, più semplice il discorso per gli stabilimenti completamente in area demaniale.

Ad esempio, un bagno che paga un canone di 10mila euro, se finora corrispondeva come tassa regionale 2.500 euro, con l’eventuale ritocco al 100% pagherebbe anche alla Regione 10mila euro annui. «Solo dopo aver ristrutturato la legge demaniale a livello nazionale rendendola uniforme potremo discutere della tassa regionale – afferma Lotti – Prima occorre un sistema equo, pur nelle diversità del territorio, e poi potremo passare ad altro. Inoltre, a fine 2014, in un incontro con i sindacati il presidente Rossi disse che i soldi entrati in Regione sarebbero stati reinvestiti nel settore. Non abbiamo più avuto notizie in proposito, mentre vorremmo essere ai tavoli per parlare e decidere della loro distribuzione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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