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Ricovero obbligatorio i nomi finiscono on line
Scivolone del Comune che pubblica le generalità dei sottoposti a “Tso”, poi l’Ente rimedia all’errore e si scusa: «È stato solo un disguido tecnico»
PIOMBINO. Brutto scivolone del Comune in materia di trattamento dei dati personali.
Sul portale istituzionale sono stati pubblicati i nomi di alcune persone sottoposte al trattamento sanitario obbligatorio. Data e luogo di nascita, residenza e destinazione ospedaliera incluse.
Le delibere sono state rimosse ieri, quando Il Tirreno, a cui si erano rivolti alcuni lettori, ha segnalato il problema agli uffici di via Ferruccio. Ed è da lì che arrivano le scuse «per un errore tecnico, dovuto al mancato funzionamento del blocco che scatta ogni volta si pubblichino le ordinanze contenenti dati sensibili, come appunto, quelli sulla salute della popolazione».
«Naturalmente - aggiungono dal palazzo comunale - conosciamo perfettamente la normativa che regola la privacy. Tant’è che dei - purtroppo più numerosi - casi di Tso, sono stati visibili soltanto quelli relativi agli ultimi mesi. La mancanza di un controllo successivo al problema tecnico che si è manifestato, ha fatto il resto. Siamo molto rammaricati per quanto accaduto».
Chiariamo che tutti gli atti deliberati dal sindaco, dalla giunta o dal consiglio comunale devono essere resi pubblici. Perché così vuole la legge sulla trasparenza amministrativa.
Fanno eccezione, appunto, gli atti come i Tso. Che il sindaco, in qualità di massima autorità sanitaria della città, è chiamato a firmare in particolari situazioni per le quali i medici ritengono necessari i ricoveri in strutture psichiatriche.
Lo stesso ragionamento vale per l’imposizione di accertamenti sanitari, una procedura legale che consiste nel visitare un paziente con problemi psichici critici che non accetti di sottoporsi volontariamente ad una visita medica dal cui esito dipendono gli eventuali passi successivi. Anche in questo caso serve una delibera firmata dal primo cittadino.
Il garante della privacy, Antonello Soro, si è già imbattuto in situazioni di questo genere. Ed ha ribadito che i dati sulla salute sono assolutamente personali e non possono essere diffusi in alcun modo.
Nel 2013 Soro ha emesso ordini di rimozione delle ordinanze analoghe emanate da una decina di Comuni. E questo, sia dai vari siti istituzionali che dai motori di ricerca.
Secondo il presidente dell'Autorità, infatti, è sacrosanta la necessità di trasparenza della Pubblica amministrazione, ma «non può trasformarsi in una grave lesione per la dignità dei cittadini».
A rafforzare il concetto, possono scattare anche sanzioni amministrative piuttosto salate.
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