Italia
«Elia non stava bene già dopo aver cenato»
La testimonianza degli amici, il dolore della madre
PIOMBINO. «Elia si sentiva già male quando siamo rientrati in albergo, dopo cena». Lo dicono alcuni amici del ragazzo precipitato di notte a Milano dal sesto piano del Camplus Living Turro. I ragazzi parlano di un malessere lieve, forse una congestione o comunque un problema di digestione. Mercoledì sera tutti gli studenti (una cinquantina del liceo Fermi di Cecina in gita) avevano cenato tra i padiglioni dell’Expo. Poi il pullman li aveva riportati in albergo. Parlano, i ragazzi, affidando in realtà le loro confidenze ad altri amici. La polizia con loro è stata chiara: silenzio assoluto finché sono aperte le indagini. Finché non verrà chiarito con certezza perché Elia Barbetti, 17 anni, è volato dalla finestra di quella camera. Al momento la polizia è ferma sull’ipotesi della caduta accidentale dovuta a un malessere causato dalla droga. Nello specifico, marijuana. Due spinelli, non di più, fumati non si sa da quante persone e da chi. Erba che alcuni studenti si erano portati da casa: anche questo risulta dalle dichiarazioni dei ragazzi, mentre si tende a escludere che lo stupefacente fosse stato acquistato a Milano. Non cambia nulla ai fini della dinamica, cambia solo per l’individuazione dello spacciatore: la Procura infatti ha aperto un fascicolo contro ignoti per morte come conseguenza di un altro reato e spaccio di sostanze stupefacenti. Anche per questo ha acquisito i tabulati dei telefoni degli studenti. Compreso quello di Elia. Il ragazzo la sera della tragedia si era scambiato alcuni messaggi su Whatsapp e sono quelli che agli investigatori interessano in modo particolare.
Nella camera che Elia condivideva con altri tre amici non sono stati trovati alcolici. Gli studenti avevano bevuto a Expo? Se sulla presenza di un paio di canne ci sono conferme dei ragazzi, gli stessi escludono invece di aver esagerato con gli alcolici. Una cena normale, tanta allegria ma nessun eccesso. Questo dicono.
Rientrati in albergo verso mezzanotte, alcuni (una decina) si sono riuniti in camera di Elia. Poi, verso le due, sarebbero rimasti solo lui e gli altri tre che dormivano lì. Quindi la tragedia, Elia che alle 3 o alle 4 (l’orario non è ancora fissato con precisione) precipita dalla finestra; il vigilante che trova il corpo alle 5,30; la polizia che trova i tre amici ancora addormentati in quella camera con la finestra aperta.
Elia è caduto perché aveva bevuto? Perché aveva fumato? Solo l’autopsia potrà rispondere a queste domande. L’esame è stato condotto ieri mattina. Il medico legale si è preso i consueti 60 giorni per comunicare l’esito degli accertamenti, compresi quelli tossicologici. Le prime indiscrezioni confermano che sul corpo non ci sono segni o traumi diversi da quelli provocati dalla caduta da una grande altezza. Sul fianco è evidente una lesione compatibile con l’impatto con il muro di cinta (alto 3 metri) oltre il quale è stato trovato il corpo. L’ipotesi più accreditata, al momento, resta dunque quella che il ragazzo abbia avuto un malore e sia precipitato affacciandosi dalla finestra. E che sia caduto in modo non lineare, cinque-sei metri più in avanti, dopo essere rimbalzato prima sulla stessa parete dell’albergo (la soglia di una finestra sottostante) e poi sullo stesso muretto. Anche su questo proseguono le indagini della scientifica.
E poi c’è la famiglia. Sara Rabà, la madre di Elia, mercoledì è partita con la figlia Rebecca da Piombino, dalla loro abitazione di via Trento e Trieste. Da allora lei e Rebecca non si sono mosse da Milano. Così come Eros, il padre del ragazzo, giunto da Roma. E anche Guido Rabà, lo zio, volato dal Venezuela non appena ha appreso la terribile notizia.
«Noi non sappiamo ancora niente - diceva ieri al telefono Sara - non ci dicono niente perché le indagini sono in corso. Lo comprendo. Voglio anche aggiungere che in questura stanno lavorando con grande impegno e umanità. Tutti. Hanno sentito anche mia figlia. Potete immaginare in che condizioni siamo. Quando l’indagine sarà chiusa, quando tutto sarà chiarito, anche se non riavrò mio figlio parlerò anch’io. Ma non ora. Ora posso solo dire che Elia era un ragazzo d’oro, come molti possono confermare. Un ragazzo normale, come tanti altri, non un ubriaco o un drogato come viene dipinto. Non uno che andava in gita per fare chissà cosa. Era già andato in gita, anche l’anno scorso a Praga. Cosa sia successo stavolta non lo so, non lo posso sapere. Non ancora».
Per i funerali è tutto da decidere. Ieri la salma era ancora a disposizione della magistratura e, considerando che la famiglia è orientata per la cremazione, è probabile che i pm stiano valutando se non sia il caso di aspettare a concedere il nullaosta per non pregiudicare eventuali ulteriori accertamenti.
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