Italia
Silenzio e pianto nei corridoi della scuola
I compagni si abbracciano increduli: «Era tranquillo, allegro e bellissimo, siamo sconvolti»
CECINA. «Era un ragazzo sereno, talmente tranquillo e solare che non si può neanche pensare alla tragedia successa». Così ricorda Elia Barbetti un ragazzo di quinta liceo linguistico, la cui aula, al secondo piano della sede del liceo Fermi in via Ambrogi, è proprio davanti a quella della 4ª A linguistico, la sezione frequentata dal giovane precipitato nel vuoto a Milano.
Ieri dopo le 11 nei corridoi dell’istituto superiore si avvertiva un silenzio di pietra, interrotto soltanto dai singhiozzi di alcune giovani studentesse riunite al secondo piano. Gli occhi gonfi di lacrime e lo strazio nel cuore.
«La notizia è arrivata mentre eravamo a lezione - racconta un’altra studentessa che frequentava la quinta liceo linguistico - e da quanto abbiamo capito mentre eravamo in classe Elia era sereno, si stava divertendo in gita e non c’era niente che lo turbasse. Abbiamo fatto delle supposizioni, ma sappiamo troppo poco per riuscire a chiarire cosa sia successo. Penso anche ai prof che sono lassù, insegnanti competenti, che devono affrontare questa tragedia».
I ragazzi del Fermi escono alla spicciolata, tra mezzogiorno e le 13. Tutti, quando varcano la soglia della scuola e si trovano all’esterno, in quel cortile dove anche Elia era solito rimanere a chiacchiera con gli amici, hanno lo sguardo cupo di chi deve convivere con una notizia troppo pesante da portare nel cuore. Anche perché il 17enne di San Vincenzo, che militava nella prima squadra locale come centrocampista, era uno di quei ragazzi che restano impressi. Un ottimo studente, amato dai docenti e dai compagni. Restava impresso per la freschezza del suo sorriso, che regalava a tutti coloro che lo conoscevano. «E poi era bello - ripetono alcune ragazzine incredule davanti al Fermi - il più bello di tutti». Nei loro occhi di giovani spensierate si legge la difficoltà di collegare la morte al volto di quel ragazzo dagli occhi felici. Elia era amato anche dai dirigenti del team calcistico in cui giocava e dai compagni di squadra.
«Era molto più maturo della sua età - dice Fabrizio Venucci, dirigente del San Vincenzo - anche a livello calcistico. Infatti era già nella prima squadra».(a.c.)
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