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«Ragazzi in buone mani con professori esperti»
Elia Barbetti era di San Vincenzo e studiava al Fermi di Cecina Il preside parla dei viaggi di istruzione, la prof di francese ricorda il ragazzo
La quarta A linguistico era partita da Cecina mercoledì mattina (insieme ad alcuni compagni della quinta A). Direzione Milano, per visitare l’Expo. Ieri sera, dopo una breve gita ai monumenti più rappresentativi del capoluogo lombardo, sarebbe dovuta rientrare. Ed oggi gli studenti dovevano essere a scuola, in via Ambrogi, per le regolari lezioni. Invece la tragedia della morte di Elia Barbetti, il ragazzo di San Vincenzo, ha investito l’istituto Fermi, come un’onda di disperazione. «Abbiamo saputo la notizia di buon’ora - dice la vicepreside del Fermi, la prof. Angela Senatore -, molto presto, quando la polizia è arrivata all’albergo. Questa non era una gita avventurosa, queste visite all’Expo erano state programmate da maggio e venivano fatte scaglionate proprio per evitare che si creasse caos».
A spiegare l’organizzazione dei viaggi d’istruzione a Milano, in occasione dell’Expo, è il preside della scuola Giuseppe De Puri. «Gli studenti - sottolinea - erano e sono in buone mani, con docenti esperti. Sono partiti ieri (mercoledì, ndr), e sarebbero dovuti tornare oggi (ieri sera, ndr). Saputa la tragica notizia abbiamo avvisato le famiglie dei ragazzi che erano in gita con lo studente in questione. E ci occupiamo di ricevere le telefonate di tanti genitori dei ragazzi di classi non coinvolte, che chiamano allarmati per chiedere spiegazioni e avere rassicurazioni». La scuola di via Ambrogi, per tutta la mattina di ieri, è stata bersagliata dalle telefonate: genitori impauriti, prof di altre scuole e cittadini comuni. A tutti preside e vice hanno spiegato che l’unica certezza era quella della tragica scomparsa di Elia Barbetti, e che sulle cause era ancora difficile fare chiarezza.
Le custodi, che il sorriso solare di quel giovane della 4ª A lo hanno ancora stampato negli occhi, scuotono il capo e mentre rispondono al telefono si limitano a dirci «era tranquillo, un ragazzo perbene, che era bravo a scuola e non sembrava avere problemi».
Dopo l’uscita dei gruppi di studenti con il cuore spezzato, alla spicciolata arrivano anche i professori. Senza parole davanti a una tragedia inspiegabile. «Quel ragazzo - racconta Zahia Benzerouda, docente di francese che insegna anche ai giovani della 5ªB linguistico (alcuni dei quali sono partiti per Milano nello stesso bus della classe di Elia) - era l’esempio della gioia di vivere. Non era mai triste e tutti gli giravano attorno, era vivace e mi capitava di rimproverarlo quando lo incrociavo lungo le scale, ma era un bravo ragazzo, che frequentava la scuola con profitto». La professoressa racconta che la notizia si è sparsa in classe, raggelando tutti gli studenti. «L’ho saputo quando ero in quinta B linguistico - termina -, una parte dei ragazzi era lassù con Elia. Gli altri, davanti a me, sono rimasti sotto choc, tanto che li ho autorizzati a chiamare i compagni a Milano per avere spiegazioni, che però non sono state molto chiare. Mi sembra una notizia impossibile, penso con dolore ai suoi genitori e ai colleghi, validissimi, che erano lassù con lui».
Si unisce al dolore anche la parlamentare Maria Grazia Rocchi, preside in congedo del Fermi. «Una tragedia che mi lascia sgomenta - scrive su Facebook - Penso ora ad Elia ed ai suoi genitori, al vuoto ed alla disperazione di tutti coloro che lo hanno conosciuto e dell’intera comunità scolastica di Cecina. Mi unisco a tutti i ragazzi e prof del mio amato liceo Fermi perché oggi ciascuno ha bisogno dell’altro, perché sarà la vicinanza e la condivisione di una pena troppo grande da portare da soli a darci la forza di dire addio ad Elia».
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