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L’Elba saluta Dolso, il 10 che beffò Krol
Bandiera della Lazio, aveva 68 anni: l’Elba era la sua casa
PORTOFERRAIO. Chissà quanti tunnel proverà a fare nell’aldilà. Arrigo Dolso era il più forte calciatore arrivato sui campi da calcio dell’Isola d’Elba, il luogo che - finita la carriera - aveva scelto per vivere e per diventare nonno.
È morto a 68 anni ieri mattina a Milano, nella casa della figlia. Era malato da tempo. Calzettoni bassi come il suo idolo Mariolino Corso e alla Gigi Meroni, tecnica eccezionale, poca voglia di passare la palla e con un vizietto comune solo ai grandi giocatori: il tunnel. Se non ci credete andate a chiedere a Ruud Krol, colonna della fantastica Olanda di Crujiff degli anni Settanta che, con la maglia del Napoli, si dimenticò di tenere chiuse le gambe. E, implacabilmente, venne infilato in amichevole dal tunnel di Dolso che, già ultratrentenne, a quei tempi giocava nel Grosseto.
Ma è con la maglia della Lazio che Arrigo Dolso ha toccato l’apice della carriera. Nato a San Daniele in Friuli e uscito dalle giovanili dell’Udinese, con la quale vince un campionato primavera, a diciott'anni è arrivato in serie A con la maglia della Lazio. Aveva un sinistro magico, talento innato, ma tanta sregolatezza. Tanto da essere un’icona di quel calcio rock che ha fatto innamorare generazioni di italiani ed è vissuto come un rimpianto per i giovani di oggi, abituati al calcio pieno di muscoli e pressing alto, ma scarno di fantasia. Dolso era uno di quei giocatori che, per intendersi, alternava le giocate di classe a centrocampo alle notti brave nei locali. Lui stesso lo ha raccontato in tante interviste: trovò casa a Roma vicino allo storico locale Piper, ai tempi di Patty Pravo e Rocky Roberts. Le tentazioni per un giovanotto di neanche vent’anni non mancavano certo. Ed è forse anche per questo che Dolso, in carriera, ha raccolto poco rispetto alla mole di talento e alla raffinatezza dei piedi da fantasista puro. Eppure i tifosi laziali non lo hanno dimenticato, neanche dopo quarant’anni. E i racconti si sprecano: Arrigo entrava spesso a partita iniziata ma era uno di quei pochi giocatori in grado, anche con una sola giocata, di accendere la luce. Lo fece anche nel derby del 1970, quando segnò di testa il gol del vantaggio contro la Roma (i giallorossi pareggiarono 1-1) e infiammò la curva laziale con delle giocate irridenti nei confronti degli avversari. In tante interviste rilasciate dopo la fine carriera non nascondeva i suoi difetti: «Non passavo mai il pallone, era più forte di me, ma i compagni si arrabbiavano». È stato lui stesso a raccontare di quando faceva il militare con Dino Zoff e Gigi Riva: “Rombo di tuono” non voleva mai stare in squadra con lui, perché tanto sapeva che, Arrigo, il pallone se lo sarebbe tenuto tra i piedi.
Dolso debuttò in serie A nel 1966 con la maglia della Lazio, dove rimase tre anni. Poi uno stop a Monza, in serie B, prima del ritorno in biancoceleste fino al novembre del '71. Ha giocato anche con Alessandria, Varese, Benevento, Trapani, Grosseto e Ravenna. A Portoferraio arrivò a metà degli anni Ottanta, per fare l’allenatore-giocatore. Fu amore a prima vista. L'ex giocatore laziale ha deciso di vivere sull'isola e per anni è stato un personaggio di valore assoluto del calcio locale, allenando sia in prima squadra che nel settore giovanile dell'Audace. Esperienze alternate con incarichi da allenatore con squadre del continente.
All’Elba ha passato la barricata, prendendo il posto di quegli allenatori che, nella sua carriera da giocatore, faceva sistematicamente arrabbiare. Battuta pronta, sempre disposto allo scherzo, Dolso conosceva tutti i segreti di uno spogliatoio di una squadra di calcio. Per anni ha dispensato consigli a generazioni di giovani calciatori elbani. In partitella metteva il pallone dove voleva e non tirava indietro il piede, neanche contro i suoi ragazzi. L’isola era diventata per l’ex calciatore una sorta di rifugio, il luogo ideale per vivere con la famiglia, dopo il periodo d’oro da calciatore professionista. Fino a quando, purtroppo, la malattia è scesa in campo, dimostrandosi un avversario troppo duro da saltare con un dribbling.
Dolso lascia la moglie Marisa, la figlia Talita e i suoi nipoti.
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