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La miseria nel quartiere degli invisibili
Degrado e tensione agli Orti: decine di persone vivono nelle roulotte accanto ai prefabbricati dei primi anni Duemila
PORTOFERRAIO. C’è un quartiere invisibile a poche decine di metri dalla strada provinciale, nascosto agli occhi dei portoferraiesi. Il piazzale del degrado, dove decine di persone hanno accettato - sono costrette a farlo - di vivere in condizioni estreme. Siamo agli Orti, l’angolo più buio di Portoferraio. I cinque prefabbricati realizzati nei primi anni del Duemila per gestire l’emergenza abitativa sono ormai circondati dalle pozzanghere e dalla sporcizia. E - da qualche mese - da una decina di roulotte che hanno riempito il piazzale.
«Prima eravamo in pochi, ora sono arrivate queste roulotte. E quest’area sta diventando invivibile e non sicura», spiega uno degli abitanti dell’insediamento. Gli inquilini dei prefabbricati aspettano da tredici anni un alloggio comunale, ma ormai sono rassegnati a vivere nel piazzale diventato negli ultimi mesi una sorta di deposito di vecchie roulotte. Due di queste sono quelle che il Comune ha rimosso dalle strade della città e riposizionato. Dalla scorsa primavera, però, le ruolotte sono aumentate sensibilmente, portate da famiglie che non hanno un posto dove stare, sia italiane che straniere in arrivo da tutti i comuni dell’isola. Gli inquilini abusivi si sono sistemati negli spazi che hanno trovato, con allacci all’elettricità e alla rete fognaria di fortuna.
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Basta fare un giro agli Orti per rendersi conto delle condizioni in cui vivono queste famiglie. La strada che porta al piazzale è disseminata di pozzanghere e fango, all’esterno delle roulotte vengono stesi i panni, ci sono seggiole, tavoli scassati e, animali e vecchi elettrodomestici. Ovunque c’è sporcizia. «Fino ad alcuni mesi fa c’erano i cassonetti appena all’esterno del piazzale, ora non ci sono neanche più quelli – racconta uno degli inquilini dei prefabbricati – chi è arrivato dopo si è allacciato all’energia elettrica e alla rete fognaria. Spesso le fogne traboccano e a volte ci è capitato di restare al buio per ore. Vivere così è complicato, ma che vuoi fare: non abbiamo altra scelta».
Il peggioramento delle condizioni di vita e l’aumento delle famiglie ha creato tensioni agli Orti, dove al gruppetto di pensionati, senza un tetto e con pochissimi soldi in tasca, si sono aggiunte famiglie sia di italiani che di stranieri che non hanno un posto migliore dove andare.
Nei giorni scorsi l’assessore al sociale Adalberto Bertucci, intervenendo sul caso dell’accoglienza ai migranti, ha ribadito al sua contrarietà facendo presente come la priorità del Comune sia aiutare le famiglie degli Orti. L’assessore ha parlato di situazione drammatica, oggetto peraltro di una segnalazione al Prefetto e alla Questura. «Agli Orti sono arrivate famiglie da Portoferraio ma anche da altri comuni elbani – spiega l’assessore Bertucci – la situazione è molto grave e il Comune si sta impegnando per risolverla ma è chiaro che la coperta è drammaticamente corta. Gli alloggi per l’emergenza abitativa sono pochi (all’ex Traditi e Padiglione della Topa ndr) e le richieste sono tante. Tra un mese e mezzo saranno sfrattate delle famiglie con figli a carico. In questa situazione la precedenza viene data ai minori. Ma deve essere chiaro che stiamo facendo il possibile per aiutare tutti e per risolvere la situazione difficile degli Orti».
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La gestione dell’emergenza da parte del Comune, tuttavia, non viene considerata adeguata dalla minoranza consiliare. «In realtà il problema agli Orti è stato creato proprio dall’amministrazione Ferrari – attacca Cosetta Pellegrini, capogruppo di opposizione ed ex assessore al sociale nella giunta Peria – hanno portato nel piazzale due roulotte che avevano recuperato in giro per Portoferraio con un’operazione anti degrado, poi nel piazzale sono arrivate, senza controllo, altre persone, come in un campo nomadi. Oggi agli Orti si vive una situazione di degrado e di pericolo. Questo nonostante avevamo posto le condizioni per superare il problema. A tale proposito mi piacerebbe sapere come vengono gestiti gli immobili usati per l’emergenza».
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