Il Tirreno

Varchi mortali sull'Aurelia. E si contano le vittime

Alessandro De Gregorio
L'incidente sulla variante
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L'incidente sulla variante

La Variante è sempre più pericolosa, polemiche con Anas che mantiene le aperture nelle barriere newjersey per le inversioni a U dei mezzi di soccorso. Già quattro incidenti mortali

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PIOMBINO. Ovunque chiudono o hanno chiuso i varchi che interrompono i newjersey, le barriere spartitraffico sulle strade a quattro corsie. Anche sulla Variante Aurelia, nel Grossetano e nel Pisano. Nel Livornese no.

Anas continua a mantenere quei varchi, i cosiddetti standby, inizialmente previsti per consentire il passaggio o le inversioni a U dei veicoli di emergenza, e quindi in definitiva una misura pensata per la sicurezza stradale. Eppure quei varchi continuano a rappresentare un pericolo mortale.

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Sabato 10 si è verificato l’ultimo incidente in cui ha perso la vita una persona (Enrico Batoni, 68 anni) e altre due sono finite all’ospedale in gravi condizioni. Perché? Perché qualcuno andava forte, perché qualcuno ha sbandato, perché qualcuno ha sbagliato? Questo lo stabilirà la polizia stradale. Sta di fatto che la Variante da tempo non è più al passo con i flussi automobilistici. E non solo con quelli.

Mancano le corsie di emergenza, manca un’illuminazione adeguata, le buche rattoppate o meno non si contano più, in molti tratti fra cui quello di cui parliamo (compreso tra Venturina e San Vincenzo) l’asfalto non drena a dovere: ogni volta che piove si pattina e la visibilità è un concetto teorico. In questi anni caratterizzati del tormentone Tirrenica, dell’autostrada che si fa anzi no, di pedaggi assurdi (a Vada il casello pare una porta aperta sul niente), i dirigenti Anas hanno sempre sostenuto di spendere centinaia di migliaia di euro per la manutenzione della Variante Aurelia.

I PRECEDENTI

Eppure basta percorrere quella strada per percepirne i pericoli. Nel frattempo quei varchi restano aperti e continuano a fare vittime. Basta sfogliare gli archivi limitandosi al tratto San Vincenzo-Venturina della quattro corsie.

23 novembre 2010. Sono le 10, non piove ma la notte precedente c’è stato un mezzo nubifragio. L’asfalto è viscido. Un corriere empolese di 30 anni, David Mattei, è su un furgoncino Mercedes insieme al collega Rio Berisha, 20 anni. Guida Berisha. Sulla strada, i due incrociano alcuni operai dell’Anas che segnalano la presenza di un cantiere poco più avanti, invitando le auto ad allargarsi sulla sinistra. Il furgone si allarga, ma poi perde aderenza. Finisce per tamponare un camion, rimbalza a sinistra e si infila proprio nel varco dello spartitraffico, tagliando la corsia opposta e schiantandosi sul guardrail. Nell’urto col camion, il tettuccio del furgone si piega e schiaccia Mattei. Il ragazzo muore sul colpo. Berisha è fortunato, perché mentre invade la corsia nord non passa nessuno.

20 luglio 2012. Vladimir Halili (36 anni, marocchino abitante a Bibbona) e Said Karifi (35, albanese residente a Castagneto) stanno rincasando dopo una mattinata di lavoro in una ditta di Punta Ala. Viaggiano verso nord. Sono le 14,30, è piena estate e non piove. Forse il conducente ha un colpo di sonno. Fatto sta che sbanda sulla sinistra e si infila nel varco dello spartitraffico, invadendo l’altra corsia. L’auto si scontra frontalmente con quella del maresciallo dei carabinieri Piergiorgio Moretti, che era diretto a Piombino. Halili e Karifi muoiono sul colpo. Il maresciallo è grave, finisce sotto i ferri con numerose ferite e fratture, ma se la caverà.

30 gennaio 2014. A bordo di una Golf, partita da Follonica e diretta verso nord, ci sono Antonella Pizzichini, 50 anni, e Benedetta Bartoli, 20. Madre e figlia. Sono le 16. Piove, la visibilità è ridotta, sembra quasi che ci sia la nebbia. La Golf sbanda a sinistra, va in acquaplaning, si intraversa, si infila nel varco dove non c’è la barriera spartitraffico, finisce sulla corsia opposta. Viene come inghiottita e stritolata da un camion che non fa in tempo a fermarsi. Madre e figlia muoiono così.

 

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