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Tanti progressi sulle leucemie

PIOMBINO. L’arco scocca la freccia, che va poi a colpire proprio il centro del bersaglio. Per una particolare forma di leucemia, la mieloide cronica (alterazione genetica frequente soprattutto nella...

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PIOMBINO. L’arco scocca la freccia, che va poi a colpire proprio il centro del bersaglio.

Per una particolare forma di leucemia, la mieloide cronica (alterazione genetica frequente soprattutto nella terza età), accade così: quella freccia, in sostanza, rappresenta un gruppo di farmaci capaci di colpire esattamente quel gene malato all’interno delle cellule. Si tratta degli inibitori della tirosinchinasi, in grado di neutralizzare il moltiplicarsi incontrollato delle cellule leucemiche. Sono infatti chiamate molecole “intelligenti” ( capostipite è l’imatinib), perché indirizzate a colpire l’origine di questo tumore del sangue. La reazione al farmaco si chiama “risposta molecolare”.

Il paziente, cioè, non presenta alcun disturbo della malattia ed ha una sopravvivenza sovrapponibile a quella di una persona sana.

Purtroppo – ha precisato Monica Bocchia, direttore dell’ unità operativa complessa di ematologia all’azienda ospedaliero universitaria senese – anche nei migliori casi, non possiamo ancora parlare di guarigione. La sospensione infatti della terapia si accompagna ad una ripresa dell’affezione e, dunque, tali farmaci devono essere assunti per tutta la vita.

Più recentemente però – come è emerso nell’incontro stampa svoltosi a Roma sull’argomento e promosso da Novartis – si è visto che i farmaci di seconda generazione, ancora più attivi, riescono a determinare risposte molecolare più profonde e precoci e cio’ – si è concluso in proiezione – lascia sperare che in futuro molti più malati possano nel tempo sospendere la cura, senza così andare incontro ad una ripresa della malattia.

Gian Ugo Berti

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