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«Spazziamo via i cinghiali» Legambiente ci riprova
L’associazione lancia l’appello alla Regione dopo i tanti danni segnalati «L’isola può essere base per la sperimentazione, così non si può andare avanti»
PORTOFERRAIO. Il contenimento dei cinghiali e dei mufloni non basta. Piuttosto gli ungulati devono essere eradicati dall’isola d’Elba. E la Regione non commetta l’errore: i cacciatori sono la causa del problema e non certo la soluzione. È questa, in sintesi, la posizione dell’associazione Legambiente Arcipleago toscano che torna alla carica sul tema dei cinghiali sul territorio elbano. Il consigliere del direttivo del Parco, Umberto Mazzantini, ha riportato il tema sul tavolo del Parco nazionale, nel corso dell’ultima seduta del consiglio dell’ente, in seguito alle tante segnalazioni di danni compiuti dagli ungulati sul territorio insulare, soprattutto nelle tenute agricole.
«La specie, che è stimata presente in Italia con circa 1.000.000 di esemplari, è responsabile di ingenti danni sul territorio nazionale, in particolare nei confronti delle attività agricole, ed in alcune aree la soglia di tollerabilità è stata superata dando luogo a contestazioni ed accuse nei confronti degli enti preposti alla gestione», spiegano da Legambiente. L’Elba è un territorio in cui, ormai da anni, il problema degli ungulati è particolarmente sentito. Il cinghiale non è una specie autoctona dell’isola, ma fu immesso nell’ecosistema a scopo venatorio. Con conseguenze sotto gli occhi di tutti. L'associazione ambientalista fa presente come in questi giorni stiano arrivando notizie di cinghiali che scorrazzano – come a San Piero in Campo - nei centri abitati, e di danni alle coltivazioni. «La questione dell’eradicazione dei cinghiali dall’Isola d’Elba – dicono da Legambiente – peraltro già prevista da una delibera approvata ormai diversi anni fa dal Parco, ma che non è stata attuata per la contrarietà di amministrazioni comunali e cacciatori va estesa anche ad un altro grande mammifero introdotto: il muflone, che sta causando danni all’agricoltura e alla biodiversità forse pari a quelli dei cinghiali».
Associazioni come Island Conservation e BirdLife International dicono che «l’eradicazione del cinghiale e del muflone dall’Elba non solo è possibile, ma che può essere fatta in tempi rapidi e con una spesa abbastanza limitata. «Ma il problema – dicono da Legambiente – è che bisognerebbe rafforzare il trappolamento ed utilizzare mezzi innovativi dei quali chi si diverte a sparare ad animali numerosi e “facili” non vuole nemmeno sentir parlare».
Ad oggi il numero dei capi di cinghiali e mufloni è controllato tramite un’azione coordinata dal Parco di catture e abbattimenti. «Noi chiediamo che vengano intanto rispettati i parametri già previsti dall’attuale normativa regionale, che indica nell’Elba una zona non vocata al cinghiale e che ne prevede una densità che, se fatta rispettare, porterebbe la popolazione elbana di cinghiali ad un massimo di 200 capi, visto che dovrebbero comunque essere eradicati dal territorio protetto – conclude l’associazione ambientalista – chiediamo un atto di lungimiranza e coraggio all’assessore Remaschi, alla giunta regionale della Toscana ed ai Comuni dell’Isola d’Elba: sperimentate all’Elba l’eradicazione sostenibile del cinghiale e del muflone, coinvolgendo Ispra, agricoltori, ambientalisti e associazioni venatorie e rafforzando davvero, anche all’esterno dell’area protetta, l’essenziale opera di trappolamento ed abbattimento selettivo attuata in questi anni dal Parco nazionale, che è stato il solo a contenere l’impatto degli ungulati sulla biodiversità e l’agricoltura dell’Isola d’Elba». (lu.ce.)
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