Il Tirreno

Consulente accusato di truffare i clienti

L’Appello conferma: cinque anni e otto mesi a Riccardo Donati

L’Appello conferma: cinque anni e otto mesi a Riccardo Donati

VENTURINA. Cinque anni e otto mesi: questa la condanna, della terza sezione della Corte di Appello di Firenze, per Riccardo Donati, 51 anni, consulente fiscale che aveva due studi tra Livorno e la...

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VENTURINA. Cinque anni e otto mesi: questa la condanna, della terza sezione della Corte di Appello di Firenze, per Riccardo Donati, 51 anni, consulente fiscale che aveva due studi tra Livorno e la Val di Cornia e presidente del Venturina calcio tra il 2001 e il 2005. Il consulente, difeso dall’avvocato Stefano Camerini di Prato, ha avuto uno sconto rispetto ai 6 anni e 8 mesi del primo grado perché la corte ha riconosciuto la prescrizione per i fatti commessi negli anni 2006 e 2007. In Cassazione un ulteriore sconto per il 2008 lascerebbe comunque la pena intorno ai 5 anni e per lui si aprirebbero le porte del carcere.

Soddisfazione, dunque, per gli avvocati di parte civile Giovanni Marconi e Silvia Battaglini che rappresentano alcuni dei clienti, un centinaio in tutto. In primo grado il giudice aveva riconosciuto loro provvisionali da 400 a 15 mila euro, non molto rispetto alla cifra che Donati avrebbe fatto sparire negli anni, in particolare tra il 2002 e il 2009 quando è iniziata l'indagine della Procura che ha portato anche al fallimento della Studio Donati & associati Sas.

Già in primo grado, nel dicembre del 2012, il pubblico ministero Massimo Mannucci aveva accusato Donati di aver i intascato oltre 5 milioni di euro (5.002.736,98) che commercianti, piccoli imprenditori, semplici cittadini e pure alcuni parenti gli portavano per pagare le tasse e che invece sono scomparsi. Il sistema Donati la Procura lo aveva scoperto quando nell'ottobre del 2009 alcuni clienti del consulente avevano iniziato a ricevere le ingiunzioni per tributi non versati che invece erano certi di aver consegnato al ragioniere.

Donati, assolto in primo grado per i fatti precedenti al 7 maggio 2006 perché salvato dalla prescrizione, era accusato anche di falso perché “con più azioni esecutive contraffaceva i modelli di pagamento F24 compilati nell'interesse dei propri clienti indicando versamenti maggiori di quelli effetti”. Era dopo questo primo passaggio che scattava la truffa “omettendo di effettuare tali adempimenti così appropriandosi indebitamente degli importi, rilasciando ricevuta delle somme consegnate, esibendo ai clienti i modelli F24 chiedendo di ricevere le comunicazioni da parte dell'Agenzia delle entrate per via telematica al proprio studio e infine adducendo inesistenti errori nel caso di ricezioni di cartelle esattoriali così da indurre in errore i clienti sulla correttezza e puntualità del suo operato”.

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