Il Tirreno

L’anarchico gentile fa vincere il Baluardo

di Stefano Bramanti
Il rione del Baluardo (foto di Gio' Di Stefano)
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Il rione del Baluardo (foto di Gio' Di Stefano)

Inizia il viaggio nei quattro rioni di Capoliveri: si parte dai trionfatori che hanno voluto rendere omaggio a Pietro Gori

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CAPOLIVERI. Il rione del Baluardo ha vinto per la nona volta il trofeo del Bacco, la statua ambita dai rioni della Festa dell’Uva di Capoliveri. Una vittoria abbastanza netta. Una vittoria del rione che possiamo definire “la Juventus della Festa dell'Uva”; i fatti dicono che è il più forte per capacità organizzative, per ricerca di risorse oltre i 2500 euro che tutti i borghi ricevono dalla Comune tramite la Pro Loco guidata dal presidente Walter Corbelli.

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«Il nostro segreto- fa presente Fabio Luzzetti, il capo rione del Baluardo- sono le nostre due registe Patrizia Arduini e Lorella Di Biagio, ma poi tutto il team, un gruppo molto unito che mette l'anima e un grande impegno. Voglio ringraziare tutti i rionali e le persone che hanno partecipato aiutandoci a vincere la Festa dell'Uva 2015. Ma devo fare un grosso plauso ai rioni Fortezza ,Torre e Fosso, perché hanno fatto un lavoro eccezionale e nel visitare i loro scenari, insieme alla giuria, ho temuto di perdere. Spesso dopo i risultati ci sono polemiche, ma esiste appunto la giuria che sicuramente è sopra le parti, e se per nove volte siamo stati premiati è segno che ce lo meritiamo. Ma nonostante ciò il paese deve rimanere unito e far crescere questa iniziativa unica e stupenda. Gli altri rioni sono senza dubbio in grado di batterci come è già successo».

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L'ambientazione scelta dal Baluardo è del tutto particolare: il borgo ha deciso di far rivivere il 1921, anno in cui, a 10 anni dalla scomparsa di Pietro Gori, l'avvocato anarchico, fu collocata in piazza Matteotti una lapide in suo onore. Entrando nella piazza subito il visitatore ha trovato schierati tanti uomini col fiocco nero al collo simbolo dell'anarchia, scena ripresa dalla foto ritrovata nella biblioteca Serantini di Pisa, fatta all'inaugurazione della lapide dedicata all'anarchico, e poi spazio alla vendemmia: c'è da tirare le somme di un'annata di lavoro ed ecco riprodotta la vigna con i recipienti colmi di grappoli, svuotati dentro la bigoncia per poi essere portati alla cantina. Le donne fanno il mercato e un forno produce pane integrale caldo, quindi due bimbe vendono il latte appena munto. Ed è grande la festa, balli, la vita nella vigna è bella.
 

LA FORTEZZA. Secondo approfondimento sugli esiti della rassegna capoliverese andata in archivio con l'ennesima vittoria del rione Baluardo, ma ora la parola va agli azzurri della Fortezza col capo rione Fabrizio Fasolino. «Il motto del nostro rione è “divertimento e festa” al di là del risultato. L’evento è però anche un grosso impegno da parte di tutti i rionali, di tutte le età. Ore piccole per organizzare e trasformare il borgo nell'epoca scelta, con scenografie, falegnameria senza aiuto esterno di professionisti, e gestire 110 figuranti non è facile, ma siamo soddisfatti. Vogliamo continuare questa festa, ma molte cose devono essere riviste: non abbiamo una sede punto di appoggio e il nostro parroco mette a disposizione la canonica per la sartoria, ma manca il sostegno morale della cittadinanza, ci aiutano amici dei paesi limitrofi che ringraziamo. La nostra forza è l’unità del gruppo gestionale».

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La Fortezza ha un palmares ricco di 6 vittorie ed in questa edizione si è distinta per l'accurata messa in scena della vicenda centrale dei primi del 900 con in ballo un matrimonio combinato tra due famiglie potenti, che in tal modo allargavano i propri poderi confinanti. Ma un giovane contadino era il vero innamorato della promessa sposa e non si dava pace e le cantava una serenata. Notevole la scena dell'accordo tra le due ricche famiglie, una comica esilarante dove il quadro del padre defunto della sposa è in realtà vivente ed esprime il suo no all'unione. Poi tanti bravi figuranti hanno riprodotto la giornata di lavoro e di vendemmia antica.

«La regia all'interno del rione è curata da Francesca Messina, Angelica Giacomelli, Lucia Messina, Cristina Sesuru che intrattengono gli ospiti all'entrata del rione. I partecipanti alla recita sono stati Franco Casu, Concetta Puccini, Maurita Innocenti, Armando, Sara Galletti,Sara Martorella, Mirella Bugini, Viola Corsetti, Giovanni Deiana, Lallo e il grande Scalabrini. La regia cura la storia inizialmente poi i figuranti decidono liberamente improvvisando la recitazione. Anche il cantiniere Lorenzo Puccini è super esperto e devo evidenziare che il rione Fortezza fa il vino in diretta, durante la festa annuale. Diventiamo tutti attori in quel giorno speciale e rinnoviamo un grande grazie a tutti».

LA TORRE. E' il turno di Leonardo Dolera, capo rione della Torre, forse il borgo più piccolo e in qualche modo il meno fortunato avendo vinto solo la prima edizione del 1996. La cosa non preoccupa il rappresentante del borgo che ha come colore sociale il giallo, che nella manifestazione, creata da Michelangelo Venturini, aveva scelto di trattare il 1914 delle terze elezioni comunali e per la prima volta vinse un socialista, Ezio Luperini. «Complimenti a chi ha vinto, a chi non ha vinto e a chi non ha neanche la possibilità di vincere;- commenta il giovane laureato in filosofia, che di recente ha organizzato nel teatro locale, uno spettacolo dedicato ai 150 anni dalla nascita di Pietro Gori- questi ultimi sono coloro che si impegnano solo per mettere in piedi un bello spettacolo, senza essere annebbiati dall'ossessione della vittoria, su questo si basa per noi la Festa dell'Uva, e la Torre ha semplicemente festeggiato.

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Un ringraziamento particolare a Fernando Bardini che ha curato, benissimo, la sceneggiatura del rione e un pensiero a tutti quelli che hanno dato qualcosa: Franco, Luciano, Caterina, Sergio, Toni, Maurizio, Raffaele, Franchino, Gisella, Adriana, Paola,Umberto, Simone, Francesca, Alessandro, Niccolò e altri che ora non ricordo ora, semplicemente grazie e non solo a nome della Torre, ma a nome di Capoliveri». Ed ecco un cenno di ciò che ha visto la giuria, e poi migliaia di persone, entrando nel borgo. Subito i minatori che protestavano con le loro famiglie contro il Comune per le condizioni di lavoro insopportabili, poi la prima cabina elettorale, fino allora non erano esistite, per scegliere il sindaco e mentre la gente lavorava, faceva mercato, la vendemmia e la cantina preparava il nuovo prodotto, ecco i comizi con il direttore delle miniere Giacomo Mellini che cerca mantenere il potere dei conservatori, legati alle famiglie più ricche e al mondo clericale. Tutti abituati a seguire il suo volere.

Lo scontro tra le diverse fazioni è forte, aspro, ma Luperini prevale per soli sette voti e quindi cambiano le cose a Capoliveri venne suonato l'inno dei lavoratori e dell'internazionale. Ezio Luperini, come ricordò su Lo Scoglio, Fortunato Colella, fu un sindaco scrupoloso e integerrimo, e conscio della sua grande responsabilità volle amministrare al meglio il denaro pubblico. Fece costruire la scuola elementare di San Rocco, la strada di 12 km per andare alla miniera di Calamita, fino allora raggiungibile a piedi con mulattiere e nei suoi viaggi a Roma portò sempre le rivendicazioni dei minatori.

IL FOSSO. È con il rione Fosso che si conclude l’analisi delle varie tematiche affrontate dai 4 rioni nella 20ª edizione della Festa dell’Uva, andata in archivio domenica scorsa, dopo aver trasformato ancora una volta il paese “trasportandolo” nel passato. Elisabetta Salvi, una giovane donna, un ragioniera, è a capo di questo borgo con il colore sociale il verde. E subito evidenzia che: «Finalmente la responsabilità è stata affidata ad una donna, è la prima volta e la mia portavoce è stata Costanza».

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Un messaggio chiaro, e questa è stata già una certa rivoluzione in questo rione che si trova subito sotto la piazza Matteotti, dove si svolge la sfilata di tutti e quattro contendenti che annunciano e mostrano alla folla cosa scopriranno entrando nei borghi durante la festa. «Pur essendo in pochi - dice- abbiamo fatto del nostro meglio ed è già stata una vittoria essere riusciti a scendere in piazza con il nostro rione. Vincere poi i giochi tipici della vendemmia e anche il premio Slow Food è stata un'ulteriore soddisfazione, quindi faccio i miei complimenti ai ragazzi che vi hanno partecipato e al nostro cuoco che è parte del Fosso da sempre, Umberto Giacomelli del Gallo Nero, la nota osteria, con lui abbiamo vinto ed ha cucinato uno stupendo “Brodo di piccione”. Ringrazio tutti coloro che erano con noi, ma soprattutto un particolare plauso va a chi nelle settimane precedenti alla festa hanno, ognuno alla propria maniera, dato una mano. Ci rivediamo alla prossima Festa dell'Uva e che sia io o un'altra persona il caporione, sempre forza Fosso».

La trasformazione scelta da questo rione, che ha vinto tre volte il trofeo Bacco, nonostante sia risultato ultimo in classifica, è stata apprezzata in particolare per ottima l'idea di far attraversare il borgo ad un giovane turista, uno dei primi degli anni 60, questo è stato il periodo scelto per trasformare il borgo, che si aggirava per il vicolo scoprendo la realtà di quegli anni, fatta di contrasto tra il vecchio e il nuovo. Periodi di rivoluzione sociale e culturale anche a Capoliveri, con le ragazze in minigonna, e imperversavano le musiche dei Beatles e tutti a ballare alla "Colonna d'oro" dotato del rumoroso jukebox, alimentando lo scontro generazionale. Ma la vendemmia era sempre quella e centrale nella vita paesana, mentre arrivavano a frotte i primi turisti che avrebbero cambiato il volto dell'Elba mineraria e contadina.



 

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