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Parodi e assessore Magnani «Non è sicurezza, solo soldi»

 Parodi e assessore Magnani «Non è sicurezza, solo soldi»

SUVERETO. Anche il sindaco di Suvereto, Giuliano Parodi, interviene sulla probabile chiusura del Punto nascita di Piombino. E con lui anche l’assessore alla sanità, Caterina Magnani. «La qualità...

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SUVERETO. Anche il sindaco di Suvereto, Giuliano Parodi, interviene sulla probabile chiusura del Punto nascita di Piombino. E con lui anche l’assessore alla sanità, Caterina Magnani.

«La qualità della vita di una comunità si percepisce anche dalla qualità dell'assistenza sanitaria che la riguarda - scrive -. Leggere sulla stampa le dichiarazioni dell'assessore regionale alla sanità che il punto nascita di Piombino va chiuso per questione di sicurezza è inaccettabile. La questione sicurezza vale per le branche chirurgiche, soprattutto per gli interventi più complessi, laddove la perizia tecnica si sviluppa anche e soprattutto tramite l'esperienza, che deriva dall'effettuazione di molti interventi per anno. Ma qui si parla di parto, che è l'evento più naturale del mondo e non è pratica chirurgica. L'ospedale di Piombino, con il reparto di ostetricia è all'altezza della situazione, anche in casi più complessi, esempio per i prematuri che necessitano di maggiore assistenza post-parto».

Per Parodi ridurre la qualità della vita ad una mera questione di numeri è da condannare e combattere. «La politica sanitaria regionale del Pd abbia il coraggio di ammettere che la chiusura del reparto è necessaria perché è antieconomico tenere aperta una struttura che fa meno di 300 parti all'anno e si affronti il tema con onestà intellettuale, non cercando di passare per quelli che fanno scelte per tutelare la salute dei cittadini. Negli ultimi anni la sanità toscana, in particolare quella della Val di Cornia, ha subito un notevole cambiamento accentuato dalla spending review. Queste manovre si sono rese necessarie per raggiungere i pareggi di bilancio e ciò è avvenuto anche a discapito della sanità locale. Già da molti anni la sanità ha abbassato i livelli assistenziali e in modo particolare da quando siamo passati dalle unità sanitarie locali alle aziende sanitarie locali. Il cambio di nome non è certo un caso, infatti essere azienda significa ragionare in termini di costi e di ricavi, di risultati economici prima di tutto e solo in un secondo tempo in termini di benefici collettivi».

«I direttori generali sono stati obbligati ad essere sempre più attenti alla ragioneria piuttosto che al livello di servizi offerti - commenta Caterina Magnani - anzi dove i costi erano giudicati troppo alti rispetto alla collettività certi servizi sono stati ridotti se non addirittura tagliati. Basta ricordare, come esempio, i tempi medi di attesa di alcune prestazioni specialistiche ambulatoriali a Piombino nell' agosto 2015 per capire come l'attuale organizzazione sanitaria pubblica è incapace di dare risposte reali ai cittadini (dati ufficiali Asl 6): visita pneumologia 215 giorni, mammografia 473 giorni, ecocolordoppler dei tronchi sovraaortici 285 giorni...».

«Per i servizi ospedalieri - continua il sindaco Giuliano Parodi - si taglia sempre alla periferia trasferendo i servizi da ospedali piccoli verso ospedali più grossi. Si centralizza verso ospedali come Livorno, Pisa, Firenze, Siena. Ciò è quanto sta accadendo in questi anni alle nostre unità operative ospedaliere che hanno visto ridursi il numero dei posti letto e hanno subito accorpamenti tra loro come Chirurgia-Otorino-Urologia-Oculistica. . E questa organizzazione, definita per intensità di cura in realtà è stata concepita per ridurre i costi del personale e della gestione: non si sono riscontrati miglioramenti assistenziali».

«Il cittadino - dice ancora la Magnani - si troverà sempre di più con un presidio ospedaliero ridotto al minimo che avrà, se non unica, quale principale funzione quella di primo soccorso, ma se così dovrà essere non si capisce perché ogni volta che ci si presenta al pronto soccorso ci troviamo ad affrontare in sala d'aspetto liste di attesa interminabili».

«Credere che questa organizzazione permetta all'azienda un gran risparmio è da ingenui - conclude il sindaco - piuttosto i rischi per la salute sono più elevati e questo contraddice con il principio dell'equità distributiva dei livelli essenziali di assistenza sanitaria. In parole povere: i nostri malati devono avere le stesse garanzie di quelli di Livorno. Su questo non ci piove».

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