Il presidio
Un coro su Aferpi: ora servono i fatti
Callaioli: Cevital ha pagato la Lucchini meno di sei milioni. Le associazioni chiedono risposte su progetti, sicurezza e tfr
PIOMBINO. Il consiglio comunale straordinario aperto, convocato dal sindaco sulla base della richiesta di Prc, Un’altra Piombino, Forza Italia, Ascolta Piombino, 5 Stelle, su istanza di quattro associazioni (“Restiamo Umani”, “Ruggero Toffolutti contro le morti sul lavoro”, “Lavoro Salute Dignità”, Legambiente), ha fatto da prologo all’incontro al ministero di giovedì prossimo: quello in cui istituzioni e sindacati si attendono risposte chiare da parte di Aferpi su tempi e modalità d’intervento nell’area ex Lucchini.
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A proposito dell’incontro di giovedì al Mise, ieri il presidente della Regione, Enrico Rossi, ha sostenuto che «è arrivato il momento di avere certezze sui tempi della reindustrializzazione di Piombino. Pur apprezzando il lavoro che Aferpi sta facendo – ha detto il presidente – l’attenzione che mostra verso la città e anche la sua disponibilità al dialogo, credo siano maturi i tempi perché ci venga presentato un cronoprogramma relativo allo smantellamento dell’altoforno e alla realizzazione degli investimenti previsti nell’area».
Giovedì Rossi chiederà anche «una risposta circa la promessa, formulata in sede di stesura dell’Accordo di programma, di concedere sia a Aferpi che a Magona e a tutto il comparto piombinese, agevolazioni che permettano di ottenere un contenimento dei costi energetici».
Nel consiglio di ieri i partiti hanno riproposto la propria visione sull’intera operazione che ha portato all’acquisto della ex Lucchini di parte di Cevital, ovviamente con critiche e forte scetticismo da parte delle minoranze. La notizia però l’ha portata Fabrizio Callaioli, capogruppo di Rifondazione, che ha spiegato di aver preso visione nel registro della conservatoria dei registri immobiliari di Volterra, del prezzo pagato da Cevital per la Lucchini: «5.849.493,15 euro – ha spiegato – praticamente il prezzo di una villa di prestigio. Ha pagato la Vertek Piombino 15.000 euro, la Lucchini Servizi 10.000 euro, il prezzo di una Panda».
I sindacati dal canto loro (Fiom, Fim e Uim con Luciano Gabrielli, Fausto Fagioli e Vincenzo Renda) hanno illustrato per l’ennesima volta il cammino che ha portato all’Accordo di programma, quello che resta il faro del sindacato, e all’intesa con Cevital per «il rientro al lavoro di tutti i dipendenti, tutti in Aferpi in modo che chi poi andrà nell’agroalimentare porterà con sé il più vantaggioso contratto metalmeccanico».
Anche Fim, Fiom e Uim ovviamente sono «preoccupate per i ritardi nell’avvio del piano industriale» e per questo giovedì chiederanno di sapere «le date di avvio delle varie operazioni. E’ chiaro che se le cose non si smuoveranno, il sindacato è pronto a riprendere le mobilitazioni».
Paolo Gianardi, a nome delle quattro associazioni promotrici del Consiglio, ha parlato dell’assenza di una politica industriale del governo: «Se i problemi continuano a essere affrontati separatamente, Piombino, Taranto, Terni, Brescia – ha detto – le centinaia di piccole e medie aziende, le varie catene dei trasformatori, dei fornitori di servizi, rischiano di fallire, modello Piombino incluso».
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Per le associazioni «il piano presentato da Cevital brilla per l’incompletezza di tutte le componenti necessarie a valutarlo, è una semplice carta d’intenti. Mancano studi di mercato, prezzi, costi, prospettive negli anni a venire, management, eventuali accordi con aziende utilizzatrici, di servizi e di commercializzazione».
Preoccupate «per la sicurezza, su cui non si deve abbassare la guardia», le associazioni propongono di istituire «un protocollo tra azienda, Consorzio delle imprese che interverranno, istituzioni, rls, sindacati e un delegato delle 4 associazioni, per il monitoraggio costante dei lavori di bonifica ambientale e di attivazione dei tre blocchi economici annunciati nel piano Cevital». Ma viene chiesto anche «un piano straordinario a sostegno di tutti i lavoratori in difficoltà che preveda la immediata restituzione della piena disponibilità del proprio tfr ai lavoratori che ne sono titolari».
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