Il presidio
I numeri e le ragioni di un'eccezione
PIOMBINO. Può una comunità sperare nel futuro, in una città dove non si nasce più? Sedici anni fa la Val di Cornia, con novemila firme in calce alla petizione promossa dal Tirreno, rispose di no, e bloccò quell’operazione. L’Asl6 prima, e la Regione con l’assessore Claudio Martini, convennero con noi e con la città, che Piombino era un’eccezione che si doveva confermare, che non si poteva chiedere al territorio un altro sacrificio, considerando che dal 1992 il comprensorio aveva già contribuito al contenimento dei costi sanitari con la chiusura di due ospedali (quello di via Cavour e quello di Campiglia). Si capì, all’epoca, che chiudere maternità avrebbe solo alimentato le fughe verso altre Asl. La questione si è riproposta negli anni seguenti, ma quell’eccezione, basata anche su una situazione geografica particolare, 50 chilometri da Cecina, e una condizione infrastrutturale drammatica, ha sempre trovato le sue valide motivazioni. L’assessore Saccardi pone questioni di sicurezza: cioè con meno di 500 parti all’anno sarebbe impossibile allinearsi agli standard di strutture più grandi. Ma a Villamarina non nascono poche decine di bambini. Ogni anno sono sempre tra i 300 e i 350, superando con l’Elba quota 500. E il servizio offerto viene giudicato molto positivo dalle donne. Se allora la questione è economica si vada avanti con coraggio, eliminando gli sprechi che ancora sussistono, lavorando ad esempio per abbassare l’altissima spesa farmaceutica della zona. Ma, in ogni caso, considerando la strada degli accorpamenti ormai intrapresa, si dica chiaramente una volta per tutte cosa si vuol fare a Villamarina, e quale livello di servizi meritano i piombinesi a casa loro.
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