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«Non penalizzare un territorio già in grave crisi»

PIOMBINO. «Una cosa è certa: se ritenessimo i quattro punti nascita insicuri, li avremmo già chiusi». Era il 19 febbraio quando l’allora assessore regionale alla sanità, Luigi Marroni, pronunciò...

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PIOMBINO. «Una cosa è certa: se ritenessimo i quattro punti nascita insicuri, li avremmo già chiusi». Era il 19 febbraio quando l’allora assessore regionale alla sanità, Luigi Marroni, pronunciò queste parole. Lo disse all’indomani di un episodio avvenuto a Catania, allorché il ministro Beatrice Lorenzin annunciò stop alle deroghe e chiusura dei reparti piccoli «perché sono più insicuri».

Barga, Portoferraio, Bibbiena e Piombino erano i quattro punti nascita toscani che nel 2014 non avevano raggiunto i 500 parti. Villamarina nel 2014 registrò 298 nascite, stessa previsione di quest’anno.

«Le parole del ministro non ci colgono impreparati», disse Marroni spiegando che quelle eccezioni erano «ben motivate» perché il livello di sicurezza era adeguato: «Sono reparti in cui abbiamo introdotto protocolli che consentono l’allineamento agli standard espressi da strutture più grandi. Tutte misure concordate col ministero stesso». Sette mesi dopo, cambiata la giunta (sempre a guida Pd) il nuovo assessore alla sanità dice cose diverse.

Per il consigliere regionale Gianni Anselmi «la questione va approfondita. Team che seguono le partorienti fino al parto? Non entro nel merito delle soluzioni che poi non spettano alla politica, ma faccio notare che se è vero che a Piombino ci sono 200 parti l’anno, è da tener presente che Piombino dista 50 chilometri da Cecina e 70 da Grosseto. Prima di parlare di chiusura occorre valutare bene per non penalizzare già una parte del territorio che sta vivendo una grave crisi».

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