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Sette arresti per spaccio di cocaina
Chiusa dai carabinieri l’operazione iniziata a luglio. Le dosi vendute vicino a Campiglia, molti insospettabili fra i clienti
PIOMBINO. Diciottenni in cerca di un’emozione, artificiale peraltro, professionisti e dirigenti d’azienda amanti di festini trasgressivi, disoccupati di mezza età devastati dallo stress, anche tanti insospettabili più o meno noti della Val di Cornia: i clienti dei marocchini che spacciavano nel bosco fra Campiglia e San Vincenzo erano di tutti i tipi, ma le auto di grossa cilindrata sono state le più fotografate dai teleobbiettivi degli inquirenti. Alcuni compravano direttamente. Altri, più prudenti, attraverso amicizie. Qualcuno, infine, dava anche una mano agli spacciatori, procurando loro contatti o facilitandoli nel trasferimento del denaro all’estero. E questi ultimi sono finiti nell’inchiesta per concorso nello spaccio e favoreggiamento.
Ma la rete dello spaccio di polvere bianca, paradiso chimico che sniffata dopo sniffata distrugge te e purtroppo col tempo fa del male anche a chi ti sta intorno, è stata stroncata dai carabinieri della Compagnia di Piombino, coordinati dal sostituto procuratore Daniele Rosa di Livorno.
Stavolta i provvedimenti cautelari disposti dal Gip Ottavio Mosti sono stati sette, ma a luglio i carabinieri avevano fatti altri quattro arresti. Sono stati notificati in carcere a Livorno e Pisa i provvedimenti a Brahim El Mansouri, 34 anni, Abderrahamn Saaid, 27 anni e Abderrahim Essalhi, 28 anni, mentre è stato nuovamente arrestato il corriere della cocaina, Pietro Randazzo, 47 anni, nato a Palermo e residente a Viareggio.
Gli altri tre provvedimenti cautelari, per concorso e favoreggiamento, sono per tre clienti: Alessandro Laffi, 39 anni, di Venturina, Fabio Venturi, 42 anni, di San Vincenzo e un ucraino, Vitaliy Melnychuk, 26 anni, residente a Castagneto Carducci. Per loro è stato disposto l’obbligo di firma giornaliero e di dimora nel Comune con il divieto di uscire di casa dalle 21 alle 7 del mattino.
L’operazione dei carabinieri era iniziata in primavera, quando numerose segnalazioni avevano fatto capire ai militari che la provinciale 20, quella che da San Vincenzo sale verso le cave di Campiglia, era diventata un’importante centrale dello spaccio. Ormai, da Viareggio a Marina di Grosseto, il grosso della polvere bianca viene venduta in questo modo, con bivacchi di spacciatori nascosti nei boschi e cessioni al volo in piazzole di sosta.
I tre spacciatori avevano così un giro di 30-40 vendite di droga al giorno, che passava di mano per 80 euro al grammo, ma anche in dosi minime di 0,20, di fatto alla portata di qualunque portafoglio. I carabinieri hanno accertato “money transfer” all’estero di almeno 25mila euro al mese, quasi tutti effettuati utilizzando non i propri documenti, ma quelli dei clienti poi entrati nell’operazione per concorso e favoreggiamento.
Dopo i primi arresti di luglio gli uomini del Nucleo operativo della Compagnia di Piombino hanno sentito numerosi clienti che hanno confermato, grazie alle foto, l’identità dei tre spacciatori. Ma non è stata un’inchiesta semplice, perché i tre marocchini non comunicavano mai con il cellulare e la cessione, nella piazzola, avveniva con grande prudenza: uno dei tre prendeva solo i soldi, un secondo portava la droga in un secondo posto, un terzo faceva da vedetta a distanza. E il grosso dello stupefacente veniva sempre nascosto in buche nel bosco, peraltro lontane dal loro accampamento di fortuna. Certo è che, dopo mesi di appostamenti fra le piante e gli insetti, centinaia di cessioni fotografate e filmate e l’accertamento di decine e decine di migliaia di euro inviati in Marocco, peraltro ormai non più recuperabili, i militari hanno messo insieme un fascicolo di prove importanti, che dovrebbe portare a condanne pesanti (da 8 a 20 anni). I clienti rimasti senza rifornimenti, invece, dovranno solo fare qualche chilometro in più: nella zona di Punta Ala, ad esempio, le piazzole dello spaccio sono parecchie. Per ora.
@guifiorini
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