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Presidio dei lavoratori che rischiano la mobilità

Presidio dei lavoratori che rischiano la mobilità

PIOMBINO. Un presidio sotto il palazzo comunale e una lettera aperta consegnata al sindaco Massimo Giuliami e al consigliere del presidente Rossi per il lavoro, Gianfranco Simoncini, a Piombino per...

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PIOMBINO. Un presidio sotto il palazzo comunale e una lettera aperta consegnata al sindaco Massimo Giuliami e al consigliere del presidente Rossi per il lavoro, Gianfranco Simoncini, a Piombino per parlare di indotto.

Così i lavoratori di Elettra hanno voluto sensibilizzare le istituzioni sulla gravità della loro situazione. E sulla loro preoccuapazione.

«La crisi - scrivono nella lettera - ha coinvolto anche le centrali elettriche situate nell'area dello stabilimento. La Elettra è una di queste, l'ultima entrata in servizio. Un impianto moderno, la cui funzione è smaltire i gas tossici di sintesi della Lucchini per produrre vapore, e quindi corrente elettrica da erogare in rete. Dall'inizio del 2014 la centrale è spenta, in attesa di sapere cosa accadrà allo stabilimento al quale è strettamente legata. L'impianto è controllato e manutenzionato temporaneamente dal personale in previsione di una possibile ripartenza».

I lavoratori attualmente sono in cassa integrazione ma da dicembre entreranno in mobilità. Trentaquattro persone, tra dipendenti diretti e manutentori della Europower, rischiano di trovarsi senza lavoro in un momento in cui la crisi economica non sembra essere giunta al termine. Trentaquattro persone significa altrettante famiglie. «Parliamo di una struttura ancora ampiamente efficiente e pronta a rientrare nella piena operatività. Per questo i progetti riguardanti le industrie piombinesi - aggiungono i lavoratori - devono tenerne conto. La struttura potrebbe integrarsi benissimo, data la sua natura di centrale smaltitrice di gas di scarto, in un progetto industriale che sia la sintesi di efficienza e tutela dell'ambiente. Noi ci crediamo».

«Se così non fosse, se i piani della nuova Proprietà Aferpi non dovessero coinvolgere la centrale, i dipendenti auspicano che soluzioni alternative siano programmate e proposte per evitare una situazione di forte disagio. Tali soluzioni potrebbero essere la riassunzione in Aferpi o in altre aziende, l'accesso a corsi di riqualificazione e formazione, o nella peggiore delle ipotesi l'allungamento della cassa integrazione».

Giuliani e il suo vice, Stefano Ferrini, si sono detti consapevoli di queste criticità, assicurando che chiederanno al Ministero dello sviluppo economico, in accordo con il consigliere Simoncini, un focus specifico e aggiornamenti in merito al tavolo dell'energia nel prossimo incontro dell'8 ottobre. «Un tavolo - sottolineano - già previsto dallo stesso accordo di programma».

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