«Ma le istituzioni dicono di non preoccuparci...»
Rifondazione: «Qui l’unica certezza che abbiamo è che manca il lavoro» La “Minoranza sindacale” si chiede che ne sarà dell’acquisto del forno elettrico
PIOMBINO. Sempre più preoccupati i lavoratori della cosiddetta minoranza sindacale. In relazione alle dimissioni di Zambon, esprimono «preoccupazione riguardo all’acquisto del forno elettrico e chiediamo che il sindaco e i sindacati facciano richiesta di acquisire la documentazione ufficiale che attesti l’avvenuto ordine di acquisto di tale forno, e di renderla pubblica».
I lavoratori poi si rivolgono al sindacato confederale a proposito dell’accordo separato del 3 giugno 2015 per il passaggio dei lavoratori in Aferpi (firmato anche dai segretari nazionali) e di quello sulla moratoria sindacale di tre anni per la contrattazione di secondo livello (non firmato dai segretari nazionali): «Non sono tra i migliori stipulati dal sindacato negli ultimi anni in Italia, con aziende in amministrazione straordinaria e acquirenti. Il “modello Piombino” rivendicato dalle istituzioni e dai sindacati come la completa soluzione del problema, mette in realtà lavoratori e lavoratrici in condizioni di vita di grandissimo disagio senza sapere per quanto tempo e senza certezze per il futuro. Da tempo chiediamo insistentemente che sia erogato urgentemente ai lavoratori il Tfr maturato e accantonato con anni di duro lavoro e dedizione aziendale. Le famiglie dopo tre mesi di Cigs, a 800 euro al mese, versano in grandi difficoltà, in special modo quelle monoreddito e con figli a carico, ai lavoratori assunti in Aferpi la Regione ha tagliato l’integrazione del 15% ai contratti di solidarietà con gravi ripercussioni sui bilanci familiari, chiediamo al governatore Rossi l’immediato ripristino dell’integrazione. In merito alla sicurezza sul lavoro, gli ultimi infortuni sono un segnale che deve essere preso in considerazione». I lavoratori concludono suggerendo al sindacato «di vigilare verificando il rispetto dell’accordo per i contratti di solidarietà, il quale prevede che la forza lavoro effettivamente operante in fabbrica non sia inferiore al 40% del totale dei lavoratori a libro matricola».
Interviene anche Rifondazione: «I termini usati nei comunicati riguardanti la questione Aferpi riferiti a quanto dichiarano Tidjani e Zambon sono inquietanti. Viene rilevata la volontà di fare, l’impegno profuso, si parla di segnali riguardo l’acquisto del forno elettrico che dovrebbe avvenire a fine mese, così come a fine mese è possibile l’acquisto del treno rotaie che è legato a un presunto investimento in Senegal, siamo sempre alla ricerca di accordi con chi ci deve vendere i blumi e sempre entro fine mese potrebbe essere assegnato l’appalto per lo smantellamento dell’area a caldo. Se i vari rappresentanti delle istituzioni (sindaco, consigliere regionale, presidente della Regione) sono rassicurati e fiduciosi, noi siamo invece parecchio preoccupati perché ci chiediamo: quali lavori? A oggi non c’è ancora un management preposto a fare acciaio, non ci sono ordinativi sia di materiale che di acquirenti, non c’è la data dell’acquisto del forno elettrico anche perché non c’è un piano che specifichi quale tipo di acciaio vogliamo fare, non c’è nessun piano urbanistico per la realizzazione dell’agroindustriale, non c’è un piano di bonifiche. Le uniche certezze sono la mancanza di lavoro, la negata integrazione ai Cds, la Cig, l’assenza di risposte su un eventuale rientro di altri lavoratori. Qualche tempo fa anche i sindacati espressero forti preoccupazioni sui ritardi, e ne avevano ben donde, ma oggi quali iniziative intendono prendere insieme ai lavoratori? Forse oltre alla preoccupazione, non sarebbero necessarie azioni più incisive?».
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