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«Ora basta, portate via le macerie dell’ecomostro»
Oltre 500 firme raccolte dopo quasi due anni dalla fine della demolizione La rabbia di residenti e turisti: «Vogliamo rivedere il verde nella vallata»
PROCCHIO. «Ora basta, togliete le macerie dell’ecomostro. Vogliamo rivedere il verde in un’area che era vitale per Procchio». Il messaggio è chiaro. E, dato da non trascurare, è sostenuto da oltre 500 firme di residenti elbani e tantissimi turisti italiani e stranieri.
La petizione è partita da alcuni proprietari di seconde case a Procchio e in pochi giorni ha ottenuto un notevole appoggio. «Hanno firmato anche turisti russi, ungheresi e inglesi – racconta Mariateresa Bartolini, fiorentina proprietaria, da anni, di una casa nella frazione marcianese – la gente non vuole più vedere quelle macerie. È stato fatto tanto per abbattere quel mostro di cemento e ferraglia, ora occorre completare l’opera».
La demolizione del centro servizi, tirato su dall’impresa Giusti di Pistoia agli inizi degli anni Duemila e sequestrata nel 2003 nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria di Elbopoli, è iniziata in autunno e terminata nella primavera del 2013. Un passo che ha segnato la svolta per Procchio, una sorta di punto zero. Eppure quella che sta per terminare è la seconda estate che la località balneare ha trascorso sì senza l’ecomostro, ma con le macerie del centro servizio accumulate nell’area tutt’ora sotto sequestro.
Alcune difficoltà procedurali, legate in ordine sparso alle autorizzazioni per la macinazione e il riutilizzo delle macerie, alla mancanza degli atti urbanistici relativi al futuro dell’area in questione e del piano attuativo ancora non approvato, oltre che ai ritardi nei lavori di messa in sicurezza della vallata, stanno bloccando la Valle di Procchio in una sorta di pantano. Un pantano, in fondo, molto simile alla stessa area dove campeggiano i resti dell’ecomostro, nella quale soprattutto nei mesi invernali ristagna l’acqua piovana in laghetti formati tra i cumuli di macerie.
Dopo due anni dal primo colpo di ruspa dell’impresa Giusti di Pistoia e dall’inizio della demolizione, la raccolta firme dei cittadini e dei turisti suona come una sveglia a tutti i protagonisti della vicenda, sebbene la petizione abbia come intestatario il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi.
«Quanto ancora dobbiamo aspettare per vedere ripristinata la bella e verde vallata di Procchio con i suoi oleandri di un tempo – si legge nel testo della petizione – ridotta a voragine da un progetto che voleva costruire un ecomostro sull’alveo del Riale che raccoglieva e raccoglie tutti i ruscelli della vallata e come una spugna salvava il borgo dalle inondazioni e redistribuiva l’acqua in mare? Il presidente della Regione Enrico Rossi si è impegnato nella salvaguardia dell’ambiente ecologico e delle identità dei luoghi. Ora è il tempo delle risposte, aspettiamo notizie».
In realtà la richiesta del ripristina di un’area a verde sarà solo in parte esaudita, quando finalmente andrà in porto il piano di riqualificazione che dovrà essere presentato dalla ditta Giusti. Ditta che, nonostante i risvolti giudiziari, detiene ancora i permessi a costruire. La linea, ancora in via di definizione in seguito ai contatti tra il Comune e i privati, comprende la realizzazione di appartamenti, aree a verde, parcheggi e locali di pubblica utilità. Il tutto con una volumetria più contenuta rispetto al centro servizi originale e, soprattutto, a distanza dal fosso che sarà messo in sicurezza dalla Regione che ha stanziato 5 milioni di euro. Qualsiasi intervento di riqualificazione dovrà comunque passare al vaglio, oltre che del Comune di Marciana, del Parco e della Regione.
«L’importante – spiega Mariateresa Bartolini, una delle firmatarie della petizione – è che dopo aver faticato tanto per abbattere l’ecomostro si finisca per ricostruire un ecomostriciattolo. Sarebbe una beffa».
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