Il Tirreno

La fede e i social, una storia a lieto fine

di Alessandro De Gregorio
La fede e i social, una storia a lieto fine

L’anello ritrovato in spiaggia, la foto va su Facebook: alla fine la moglie del proprietario chiama «È la sua, grazie!»

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di Alessandro De Gregorio

C'. è una bella espressione dei nativi americani, i Sioux Lakota: Mitakuye oyasin.

È una preghiera e un saluto, significa che tutti siamo connessi: esseri umani, animali, piante, rocce. Che siamo connessi ce lo spiega anche la fisica quantistica. Ce lo spiega il buddismo. Pure George Lucas ci provò con Star Wars.

Oggi che abbiamo la Rete potremmo davvero favorire le relazioni, lo scambio di informazioni, di utilità, la solidarietà. E invece usiamo i social per offendere, insolentire, provocare, distruggere, guerreggiare, dividere.

Per fortuna ogni tanto capita qualche episodio che ti rimette in pace, anche con te stesso. Magari una roba piccola, quasi insignificante.

Ma non insignificante per tutti. Non per Caterina, ad esempio.

La piccola storia a lieto fine comincia con una passeggiata in mare. Lo scenario è la Costa est, il golfo sabbioso disegnato tra Piombino e Follonica.

È la mattina di martedì 4 agosto quando arriviamo al bagno La Capannina, Perelli 2.

Io e Raf restiamo lì davanti all'ombrellone mentre Cinzia, la mia compagna, decide di fare una camminata in relax, in mare. L'acqua le arriva ai fianchi e lei arriva davanti allo stabilimento Bagnoskiuma, perdendosi nello scintillìo del mare.

Quella mattina l'acqua è cristallina e un raggio di sole riflette più degli altri, rimbalzando sul fondo. Cinzia si ferma, guarda meglio, si china per prendere quell'oggetto lucente.

È una fede nuziale. Ci sono incisi il nome della sposa (Caterina) e la data del matrimonio (7/9/2013). Una fede persa dal marito di quella Caterina, considerando la tradizione di portare al dito l'anello con il nome del coniuge. Persa o gettata via. Chissà. Si pensano tutte, e sotto il solleone le ipotesi (e le battute) vengono pure meglio.

Che fare? Usare i metodi tradizionali? Portare quella fede all'ufficio oggetti smarriti del Comune? Consegnarla alla polizia o ai carabinieri?

Mmm… Sai che c'è, su Facebook gira di tutto e allora usiamo il social più popolare del mondo per lanciare questo appello. La foto, una descrizione generica del luogo, niente nome e niente data. Chi l'ha persa, o chi ha sentito di qualcuno che ha perso quella fede, si faccia avanti.

Il post viene cliccato-commentato da tante persone e condiviso (cioè rilanciato) oltre duecento volte. Non è questione di vita o di morte, è solo un anello smarrito. Eppure sono in tanti a partecipare a questa gara, chiamiamola pure di solidarietà.

Per alcuni giorni riceviamo decine e decine di messaggi, anche privati. No, mi spiace, non è la tua. No, purtroppo non è quello il nome e non è quella la data. E no, non è la spiaggia di San Vincenzo. Sono tanti quelli che si fanno avanti e viene da domandarsi: (boia dé) ma quanta gente ha perso la fede nuziale?

Poi c'è Maddalena. Questo nome me lo sogno ancora. Sicuramente Maddalena è fortunata perché ha tanti amici che si preoccupano per lei. Ma no, mi spiace, l'anello non è di Maddalena.

No, non c'è scritto Maddalena. No, mi spiace, guarda me l'hanno già chiesto ma non è Maddalena. Maddalena. Maddalena. Maddalena. Che poi alla fine la voglio conoscere, questa Maddalena. Così, per curiosità.

Finché una settimana dopo, martedì 11, non mi scrive in privato lei: Caterina. Già con quel nome parte bene.

Dice che suo marito un mese fa ha perso la fede al Bagnoskiuma. Aggiunge che la data delle loro nozze è il 7 settembre 2013. Evviva. Le confermo che il nome e la data e pure il luogo coincidono.

Mi chiede il numero di cellulare, mi chiama, è felicissima. Dice che suo marito era mortificato, che aveva sofferto molto per aver perso quell'anello così importante. Caterina è una ragazza di Siena, ha una casa a Venturina e fra qualche giorno tornerà a Piombino per riprendere il suo anello e per conoscerci. Facebook è servito a qualcosa di piccolo e di grande allo stesso tempo. Finalmente.

Ora ovviamente ci sarà chi non perderà occasione per commentare anche una notiziola come questa con i soliti sorrisetti, le solite offese, i soliti luoghi comuni, le solite banalità tipo notiziona, ahmanonèlercio; o peggio ancora.

O magari chi ci vorrà infilare i tormentoni sui neri, sugli zingari, sugli immigrati, ma anche su Renzi, Grillo, Salvini, oppure le filastrocche sui finanziamenti ai giornali, gli slogan contro la kasta con la kappa, gli hashtag da appiccicare ai vari rivotateli, vergogna e via blaterando.

La felicità di Caterina li cancella tutti. Li sotterra sotto la sabbia del mare. Senza la speranza che, luccicando, possano attirare l'attenzione di qualcuno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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