«Il sindacato torni a fare il suo lavoro»
Lo sfogo di un ex dipendente della Lucchini dopo il licenziamento dell’operaio della Siderpiombino
PIOMBINO. Paolo Francini, ex dipendente Lucchini, ci scrive sulla vicenda dell’operaio della Siderpiombino licenziato perché non è voluto andare in Eritrea.
«La vicenda ha suscitato nei dirigenti sindacali la domanda: di questo passo , dove vogliamo arrivare nel mondo del lavoro? Non occorre molta perspicacia per capirlo. Vogliono arrivare a ridurre i lavoratori in condizioni di schiavitù. Schiavi moderni ma comunque schiavi. La crisi economica è stata generata dagli appetiti insaziabili delle banche, multinazionali e finanza che hanno deciso, poi, di farla pagare ai lavoratori. Come? La faccio breve: 1) Il lavoro è stato reso iper - precario. 2) Sono state, nei fatti , cancellate le pensioni. 3) È stato cancellato l'art.18 consentendo licenziamenti ingiusti. 4) È stata consentita la deroga ai contratti nazionali per cui, quando va bene, si firmano accordi difensivi in cui i lavoratori perdono salario, organici e diritti. Ci sono intere zone del Paese nelle quali per le condizioni dei lavoratori sembra di essere tornati all'800». E a livello locale: «Il modello Piombino prevede: 1) Perdita di salario fino a 600 euro lordi mensili. 2) Sicurezza dell'assunzione solo per 2 anni, cioè tutti precari. 3) Moratoria sindacale almeno per tre anni nei quali la tutela dei lavoratori sarà affidata al si salvi chi può. 4) Migliaia di lavoratori, a partire dall'indotto, il cui futuro è affidato più a una grazia da ricevere che agli accordi firmati. Se questo è il quadro non c'è da chiedersi dove stiamo andando ma cosa si fa per impedirlo. Tutto ciò si è verificato anche perché c’è stata l'inerzia e spesso l'accondiscendenza del sindacato, solo perché non si sono voluti turbare alcuni equilibri politici. Infatti, dove sono state e dove sono le lotte per togliere dalle braccia dei lavoratori le catene della schiavitù moderna? Non è schiavo chi perde la libertà ma chi accetta di essere schiavo. Quando il sindacato tornerà a fare il sindacato e molti lavoratori smetteranno di sostenere politicamente chi gli mette la palla al piede potremo tornare ad essere uomini e donne liberi. Fino a quel momento ci vengano risparmiate domande che suonano come l'ennesima presa in giro».
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