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Se il viaggio in treno diventa un incubo
Un giorno sulla tratta Piombino-Campiglia-Roma tra ritardi, sportelli chiusi, convogli soppressi e pullman fantasma
PIOMBINO. L'inizio non è dei migliori: nave in ritardo e treno partito. Ma con il passare del tempo va ancora peggio. Molto peggio.
Piombino-Roma a bordo di un vagone. Sulla carta niente di complicato: un lungo viaggio di neanche troppi chilometri (con un cambio a Campiglia) che nella realtà può facilmente trasformarsi in un incubo. Fin dal principio. È accaduto lo scorso weekend ma potrebbe essere un giorno qualsiasi.
La nave delle 8, partita da Portoferraio, arriva con qualche minuto di ritardo e il treno delle 9,16 (già difficile da acciuffare in condizioni normali) scorre lentamente per le vie della città. Pazienza, c'è un pullman alle 9,25 che consente di arrivare a Campiglia allo stesso orario. Ed è puntuale come un orologio svizzero.
Ma c'è un piccolo problema: molti turisti - documentatisi sul sito di Trenitalia - non sanno affatto dell’esistenza del pullman, visto che il portale non ne fa cenno. Ne scrivemmo sul Tirreno diverso tempo fa. Ferrovie ha manifestato difficoltà a stare dietro «ai continui aggiornamenti orari di Tiemme», così, sebbene sia la Regione a pagare sia l'uno che l'altro servizio, treno e bus si pestano i piedi nell’indifferenza più completa, anziché collaborare.
Torniamo sul porto. Alcuni turisti salgono sui taxi, altri trovano l’autobus delle 9,25. Alle 9,45 siamo a Venturina. Chi aveva perso il regionale per Pisa lo recupera in stazione, visto che la linea ferroviaria che attraversa la Val di Cornia è lenta e a Piombino il treno fa la sua tradizionale “retromarcia” fino a imboccare la vecchia e bistrattata Tirrenica.
A Campiglia c’è caos. Un regionale per Orbetello è stato cancellato. I passeggeri protestano col capostazione chiedendo di poter salire sul Frecciabianca delle 10,03 senza pagare il supplemento. Io, che dovevo prenderlo comunque, mi metto in fila per fare il biglietto. I due sportelli di sabato sono chiusi, quindi non resta che affidarsi alla macchinetta self service, che però - e lo si scopre dopo una lunga tiritera di batti e ribatti sul touch screen - non accetta contanti. Solo bancomat o carte di credito. I più anziani se ne vanno. «Lo faccio a bordo e non voglio pagare di più». Giovani come me, in qualche modo, riescono a cavarsela.
Molti si spaventano guardando il monitor di stazione: il Frecciabianca non compare più. Niente paura. Il televisore è guasto ed è proprio la terza riga del tabellone elettronico - quella che indica l’arrivo dell’Eurostar - a essere bruciata. È nera, per questo dà l’impressione che per Roma non esista alcun convoglio. Che però c’è e per il momento sta viaggiando puntuale. La frenata è forte. I numerosi passeggeri prendono d’assalto il treno attenti al numero della loro carrozza. Chi aspettava il regionale sale comunque a bordo.
Si parte, puntuali. Dopo pochi chilometri ci fermiamo. Neanche il tempo di avvertire di «un problema alla linea» e dopo pochi minuti si riparte. Grosseto, Civitavecchia. Le stazioni scorrono. Dritti verso sud. C'è chi parte per le vacanze, chi rientra nella Capitale. «Ho l'aereo a Fiumicino», dice un ragazzo. «Noi a Termini prendiamo un treno per la Calabria», dicono entusiasti due giovani saliti a Livorno. Le coincidenze non sembrerebbero in pericolo. Il Frecciabianca viaggia con qualche minuto di ritardo e per chi conosce la Tirrenica è ordinaria amministrazione, se non un successo. Il “guaio” avviene alle porte di Roma, «non lontano da Terracina», sostengono due del posto. Ci fermiamo in mezzo al niente. Dal finestrino si vede un muro e nulla più.
«Siamo fermi lungo la linea per un temporaneo guasto al locomotore», afferma il capotreno dall’interfono. Il personale si affretta per risolvere il problema e annuncia ai viaggiatori che «chiunque voglia proseguire verso sud può salire direttamente a bordo del convoglio prescelto». Ma a Roma quando si arriva? Su Twitter, Ferrovie (tramite l’account FsNews) non risponde. L’attesa aumenta. Per alcuni lunghi minuti sparisce l’aria condizionata, con i passeggeri che boccheggiano. Alla fine il Frecciabianca riparte, spedito con non mai, dopo aver perso mezz’ora. L’orologio segna quasi le 12,30. A pochi minuti da Termini tutti in piedi per correre a prendere l’agognata e inarrivabile Freccia. Ma non quella Bianca, quella Rossa. Quella che funziona e che sulla Tirrenica non passa nemmeno per sbaglio. Perché sulla bistrattata Tirrenica è notte. Notte fonda.
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