Il Tirreno

Afo, destino segnato ma c’è chi vuole salvarlo

di Cecilia Cecchi
Afo, destino segnato ma c’è chi vuole salvarlo

L’architetto Tagliaferro: «Proviamo a recuperare il monumento della città» Per l’assessore Pellegrini più realistico conservarne la memoria con la tecnologia

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di Cecilia Cecchi

PIOMBINO

Bethlehem Steel Factory, Pennsylvania: dal 1857 seconda più grande industria dell’acciaio degli Stati Uniti fino al fallimento nel 2001 con cessione alla Mittal Steel (sì il padrone dela nostra Magona); “conservata” nelle strutture base ma diventata ben altro, c’è pure un casinò. O la più vicina vita nuova, in Germania, con progetti museali interattivi, per le acciaierie dismesse nella Ruhr.

Salvataggio. Brucia l’impossibilità di “salvare” il nostro altoforno. «In città si dà per assodato che sarà eliminato, ma bisogna considerare tutti gli aspetti. Forse non ci saranno alternative, ma vorremmo parlarne». A intervenire è l’architetto piombinese Guelfo Tagliaferro, lungo passato nel direttivo nazionale dell’Istituto di bioarchitettura e ora, nel Consiglio provinciale dell’ordine, responsabile per le commissioni del paesaggio e politiche territoriali - area sud: «Abbiamo già annunciato all’assessore all’urbanistica Martina Pietrelli – dice – la formazione di una commissione per dare il nostro contributo alla comunità. Senza voler anticipare gli esiti, noi abbiamo nel comprensorio un parco naturale, uno archeo minerario, uno archeologico, perché non tentare di recuperare quello che rappresenta il cuore di una città storicamente e orgogliosamente vocata alla siderurgia, con un approccio di archeologia industriale, per uno dei pochi altoforni rimasti in Europa?».

Confronto. L’invito alla discussione piace alla giunta Giuliani che come racconta l’assessore alla cultura Paola Pellegrini «si sta occupando della questione sin dall’insediamento, proprio con l’idea di mantenere e valorizzare la memoria fisica del Novecento. Ma allora – spiega – non si conosceva il piano industriale Aferpi che prevede, nella zona dell’attuale area a caldo, l’agro alimentare. Abbiamo lavorato non per la dismissione, ma per un diverso sviluppo industriale e manifatturiero. Già nell’autunno scorso, occupandoci dell’acquisizione dell’Archivio Lucchini abbiamo più volte esaminato la possibilità di mantenere in piedi l’altoforno. Chiaro però che non ci sono risorse sufficienti per metterlo in sicurezza, rendendolo fruibile».

I progetti. «Ci siamo comunque posti il problema – prosegue Pellegrini – del mantenimento della memoria visiva di questa gigantesca struttura, sia fotografica sia attraverso scannerizzazione laser 3D, secondo il protocollo dell’Associazione italiana archeologia industriale. E questo monumento resta strettamente collegato alla memoria della siderurgia della città, all’acquisizione dell’Archivio Lucchini. Per realizzarne la gestione, nel modo più adeguato, ci sarà un’ idea-concorso per tecnici e artisti con l’obiettivo di scegliere la migliore proposta».

Ex officine Ipsia. Cambiano prospettive e possibilità. «Risultando impossibile – sottolinea Pellegrini – organizzare il centro di documentazione nella palazzina del Cotone, sul confine dello stabilimento, il materiale verrà trasferito nel nascente nuovo polo culturale in piazza Manzoni. Così abbiamo aggiornato l’intervento sulle ex officine, studio che porterò in Regione (stamani ndr), alla segreteria del presidente Rossi. Fondamentale reperire i fondi per questo terzo lotto e recupero delle ex officine: destinazione ideale per la memoria dell’acciaio. Quando c’era l’Istituto professionale dell’industria Volta qui non suonava la campanella, ma la sirena, per scandire il passaggio delle ore come per gli operai. Necessario un tavolo regionale, per occuparci della questione memoria industriale come caso importante per il futuro della città, tanto quanto l’accordo di programma».

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