Il Tirreno

«I sindaci possono salvare i fondali dell’isola d’Elba»

di Luca Centini
«I sindaci possono salvare i fondali dell’isola d’Elba»

L’ex campione di pesca sub Carlo Gasparri interviene sul caso delle verdesche trovate morte all’Enfola «Il rischio per l’ambiente esiste, servono dei punti protetti dove garantire la riproduzione dei pesci»

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PORTOFERRAIO. «I sindaci possono salvare i fondali elbani, ogni anno sempre più poveri. Basta che adottino i tratti di mare più delicati, che dovrebbero essere interdetti alla pesca». La proposta arriva da un elbano che, di pesca e di fondali dell’isola, se ne intende. Carlo Gasparri è uno dei più grandi campioni di pesca subacquea di tutti i tempi e conosce l’isola anche nei suoi angoli più profondi. Anche per questo non è rimasto sorpreso della scoperta, attuata da alcuni sub del Consorzio elbano diving, di quattro esemplari di verdesca morti, trovati nel fondale dell’Enfola, a circa 15 metri di profondità. Uccisi dagli ami da pesca di “palamite da spada”, ancora conficcati nella fauci. «Purtroppo sono episodi molto frequenti – spiega Carlo Gasparri – una trentina di anni fa il nostro mare era pieno di esemplari di verdesca, ora sempre più rari specialmente nei tratti di mare poco profondi. Quegli squali sono vittime di pescatori non dilettanti, che calano almeno un migliaio di ami. Non hanno un grande valore commerciale, i pescatori se ne sono disfatti una volta che è stato tirato su il palamito. Sono contrario a sistemi di pesca troppo invasivi, ma è vero allo stesso tempo che non si può impedire di pescare lo spada ai pescatori professionisti».

Secondo il Ced, però, la pesca sta fin troppo rapidamente mettendo a repentaglio la ricchezza del nostro fondale. «Questo è innegabile, basti pensare che all’Elba ci sono più barche da pesca che in tutta la Corsica – sostiene Carlo Gasparri – ma non tutta la ricchezza è stata dissipata. In luoghi come lo Scoglietto o Pianosa la biodiversità è pressoché intatta, ci sono tantissime specie di pesci che vivono e si riproducono». Casi sempre più isolati. A tale proposito il Ced, tramite il suo presidente Simone Innocenti, ha voluto sollecitare i sindaci elbani, rilanciando il progetto Linea di Boe già sperimentato a Capoliveri e Marciana. Un progetto che, di fatto, organizza le immersioni nei punti di maggior bellezza e contribuisce alla tutela dell’ambiento sottomarino. Ma, su questo punto Gasparri va oltre: «Il sistema funzionerebbe se la boa di Linea di Boe, anziché essere gialla, fosse rossa e bianca – dice – mi spiego meglio. I punti di immersione debbono essere corredati di ordinanze che i sindaci possono emettere per vietare la pesca in prossimità dei punti scelti per le immersioni che, tra l’altro, dovrebbero essere a servizio di tutti e non solo dei diving».

L’appello di Gasparri rivolto ai sindaci è chiaro: «Ci sono dei punti che sono di fondamentale importanza per la riproduzione delle specie – spiega – penso a Sant’Andrea, Fetovaia fino alla costa capoliverese. Basterebbe che ciascun sindaco individuasse e adottasse uno di questi punti, in modo da proteggerli dalla pesca indiscriminata e da salvaguardare la capacità riproduttiva dei pesci. Sarebbe un modo per tutelare la ricchezza del nostro mare e questo, paradossalmente, sarebbe un vantaggio anche per la stessa pesca. Ma alle amministrazioni questo tema sembra non interessare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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