Dove si combatte lo spreco alimentare
Sono sempre di più i supermercati che si organizzano per donare la merce invenduta ad associazioni ed enti di beneficenza
PIOMBINO. È recente l’approvazione da parte dell’Assemblea nazionale francese di una legge che preveda, per i supermercati sopra i 400 metri quadrati, il reato di “spreco alimentare”. Per questi negozi, in sostanza, non sarà più possibile smaltire la merce invenduta trasformandola in rifiuto, ma ci sarà l’obbligo di donarla ad associazioni ed enti di beneficenza. Rientrando nei confini nazionali il presidente Sergio Mattarella pochi giorni fa, firmando la carta di Milano, documento simbolo dell’Expo, ha invitato i 197 membri della Fao a sottoscrivere l’atto che proclama il diritto di accesso a cibo, acqua, energia. «La posta in gioco è altissima – ha detto il presidente della Repubblica – tocca alla nostra generazione il compito storico di sconfiggere la fame».
Cibo sprecato. Secondo la Fao la quantità di cibo che finisce nella spazzatura supera il 35% della produzione totale, per un costo economico stimato in circa un trilione di dollari ogni anno. Cifre impressionanti se collegate alle 800 milioni di persone che ancora convivono con la malnutrizione. Qualcosa va fatto, è chiaro, e l’iniziativa francese può essere di esempio e di stimolo anche per gli altri Paesi, Italia compresa, dove pare che ogni anno vengano buttati via 12,3 miliardi di euro di cibo, di cui la metà direttamente dai consumatori.
Cosa accade a Piombino. Per capire come la dimensione del problema si rifletta sul territorio, abbiamo fatto un giro dei supermercati piombinesi per avere un quadro della situazione. Quel che emerge è uno scenario nel quale ogni giorno, in un singolo negozio (parliamo dei più grandi, con un volume maggiore di merce) si può arrivare anche a 100 euro di prodotti che finirebbero nella spazzatura. Il condizionale è d’obbligo perché proprio in alcuni casi lo spreco può trasformasi in beneficenza, e la perdita in qualcosa di positivo. È il caso soprattutto di Coop e Conad che ogni giorno donano alla San Vincenzo de’ Paoli la merce in scadenza oppure non più vendibile, pur essendo ancora integra.
Coop. «Tutti i prodotti che andrebbero buttati, vuoi per scadenza o per confezione ad esempio rotta, ma con merce integra, li doniamo alla San Vincenzo de’ Paoli – afferma Melania Tabani, caporeparto generi vari della Coop di via Gori – Sono tanti anni che esiste questa collaborazione che vale per tutti i prodotti ad eccezione di saponi e liquori. La merce in scadenza viene tolta due giorni prima dagli scaffali; è chiaro che è soprattutto il fresco a essere un potenziale spreco, per un valore che varia sulla base degli articoli da donare, ma che può arrivare anche a 100 euro giornalieri».
La solidarietà si estende anche agli animali: «Stessa cosa per i prodotti ammaccati o vicini alla scadenza – spiega Tabani – Ogni 15-20 giorni chiamiamo l’Enpa che viene a ritirarli».
Conad. Solita procedura per la Conad: «Siamo dotati di un software grazie al quale siamo in grado di contabilizzare le merci e produrre documenti di trasporto per i prodotti che destiniamo alle onlus – dichiara Antonio Cavicchi, responsabile dei punti vendita Conad di Piombino, San Vincenzo e Venturina – Tutti gli alimenti che presentano vizi o che per previsioni sbagliate si avvicinano alla scadenza vengono donati alla San Vincenzo de’ Paoli. Prima il nostro personale fa un’attenta verifica dello stato della merce, poi gli stessi volontari dell’associazione controllano e portano via. Il bilancio del 2014 parla di ottomila euro di merce donata a prezzo di costo fra il punto vendita di Piombino e quello di Venturina». Al di là degli articoli rotti o danneggiati, in generale il grosso riguarda ciò che avanza: «Dal 2014 Conad ha in circa 200 negozi un sistema di riordino automatico su salumi, latticini, surgelati, generi vari, che si sta rivelando ottimo – spiega Cavicchi – mentre su pane, pesce, gastronomia e formaggi, decide l’operatore controllando di persona».
Penny. Spreco parzialmente limitato al Penny dove i prodotti alimentari danneggiati ma ancora integri, limitatamente al confezionato, quindi soprattutto scatolame, vengono donati al Banco alimentare di Firenze, mentre il resto finisce nella spazzatura. «Dipende ovviamente dalla merce – sostiene il responsabile del negozio di viale Unità d’Italia, Massimo Righi – Diciamo che in un mese lo spreco si aggira sui 300-400 euro».
Tuo dì. Nessuna alternativa alla spazzatura per il negozio in via Lerario accanto alla Conad, dove quel che è in scadenza o danneggiato prende la strada dello smaltimento. «Al momento non abbiamo il potere di fare altrimenti – commenta il responsabile, Franco Cappagli – Facendo una stima parliamo al massimo di 100 euro a settimana, con una perdita soprattutto nella frutta, articolo maggiormente deteriorabile».
Simply. Stessa cosa al super di piazza della Costituzione, dove però sta per partire la svolta. «La perdita si aggira sui 50-100 euro a settimana – afferma il responsabile Ivano Giomi – Ma adesso stiamo per avviare una collaborazione con la San Vincenzo de’ Paoli per la donazione di prodotti, non freschi però, vicini alla scadenza o comunque non più vendibili per confezione danneggiata».
Eurospin. Il super in viale Unità d’Italia, su ordine della direzione, non intende rilasciare dichiarazioni sull’argomento.
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