«Cacciati tra gli insulti dei proprietari della casa»
Eseguito lo sfratto, il giovane cardiopatico e la madre ospitati per ora dalla sorella «Ci sentiamo soli, siamo disperati». Stamani nuovo incontro con l’assessore
VENTURINA. Lo sfratto esecutivo è arrivato. Alle ore 12 di ieri l’ufficiale giudiziario ha bussato alla porta di Claudio Delli Gatti e della mamma, Lucia Caruso, intimandogli di lasciare l’appartamento. Il ragazzo, 23 anni, cardiopatico, aveva promesso che si sarebbe incatenato davanti al Comune una volta fuori casa. Ma non l’ha fatto, per ora. Sono stati momenti di tensione e sconforto per entrambi, invalidi e senza lavoro, che in preda alla disperazione avevano perfino pensato di occupare un altro alloggio, idea poi abbandonata pensando ai rischi che avrebbero corso, complicando ulteriormente la loro situazione. Così, dopo aver riflettuto e non senza difficoltà, hanno deciso di andare a casa della sorella, che vive con marito e 3 figlie in un appartamento Casalp, per trascorrere almeno la notte. Poi si vedrà.
«Siamo stati sbattuti fuori, accompagnati anche dagli insulti dei proprietari della casa che abitavamo. Per oggi abbiamo deciso così – ha detto Claudio - dormiremo da mia sorella e domani (stamani, ndr) andremo presto in Comune per parlare con il sindaco o l’assessore, o con chiunque possa darci una mano. Ci sentiamo soli, abbiamo bisogno di aiuto e di un tetto, siamo disperati».
Mamma e figlio vivono con gli assegni di Claudio di 289 euro e di 104 di sostegno socio terapeutico. E con la speranza che l’amministrazione trovi per loro una casa il prima possibile. «Ci stiamo impegnando tantissimo – ha ribadito l’assessore Alberta Ticciati - ma purtroppo non abbiamo la bacchetta magica. Insieme all’assistente sociale stiamo cercando un appartamento che possa essere coperto dal contributo affitti e dell’Asl, ma intorno ai 250-300 euro non si trova nulla. Per questo, ripeto, in attesa di trovare una casa adatta, abbiamo loro proposto di farsi ospitare provvisoriamente dalla sorella, che vive in una casa popolare di 90 metri quadrati che, secondo la nuova legge regionale, è idonea a ospitare 8 persone. Umanamente comprendo il loro disagio, ma non si può pretendere che Asl e Comune facciano più di quelle che sono le nostre competenze, nel rispetto di tutte le altre persone in difficoltà che seguiamo. Per questo continuo a chiedere collaborazione, e mi appello ai legami di affetto e solidarietà familiare. Domani (oggi, ndr) è previsto un nuovo incontro con Claudio e la mamma, insieme all’assistente sociale, cercando ancora una volta di far loro capire che al momento la soluzione proposta è l’unica possibile».
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