Il Tirreno

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Cevital, al lavoro per un’intesa in extremis

Cristiano Lozito
Un'immagine della vecchia acciaieria Lucchini (foto Paolo Barlettani)
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Un'immagine della vecchia acciaieria Lucchini (foto Paolo Barlettani)

I sindacati cercano un’ipotesi di accordo sugli integrativi prima dell’incontro di martedì al ministero dello Sviluppo

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PIOMBINO. E’ la vigilia dell’incontro che dirà l’ultima parola sulla vicenda Cevital, quello in cui al tavolo del ministero dello Sviluppo economico si cercherà in extremis un’intesa sugli integrativi che apra le porte alla firma del contratto definitivo da parte della società algerina.

Nell’incontro organizzato dal Pd sabato 23 col sottosegretario Claudio De Vincenti, da tutti gli interventi istituzionali è arrivato l’invito a trovare un accordo, tutti si sono detti ottimisti sulla possibilità di un’intesa. Fondamentale per non perdere l’investimento algerino e la prospettiva di una nuova industria diversificata, centrata sì sull’acciaio, ma con altre due gambe robuste con logistica e agroalimentare.
Ma indispensabile anche in relazione alla decisione annunciata venerdì scorso dal commissario straordinario della Lucchini, Piero Nardi, di dare lo stop ai contratti di solidarietà e avviare le procedure di cassa integrazione per 2200 dipendenti, se entro il 31 maggio non si arriverà alla firma del contratto definitivo per la cessione dello stabilimento alla Aferpi Cevital.

Così, con la società algerina che sinora non ha accettato neppure di discutere la piattaforma sindacale, il peso della responsabilità è finito tutto su Fim, Fiom e Uilm: che ovviamente hanno presente più di tutti la necessità di un accordo con Cevital per dare il via a un’operazione che darebbe qualche spazio anche all’indotto, ma allo stesso tempo sanno di non poter chiudere senza un risultato sugli integrativi.

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I conti parlano di 300-400 euro in meno in busta paga senza un’intesa che integri le previsioni del contratto nazionale. Salari bassi, dunque, di poco superiori alla cassa integrazione. Serve dunque che Cevital faccia un passo avanti, almeno su una delle proposte sindacali. Gli scatti – che avrebbero il pregio dell’equità per la ricaduta su tutti gli ex dipendenti Lucchini – sono la chiave di volta, insieme a un compromesso sulle maggiorazioni che colmi in parte il divario del 12,5% tra vecchi a integrativi e contratto nazionale, e alla posticipazione dei premi di produzione e di risultato. Qualcosa che rimetta in busta 150-200 euro, e che consenta di portare al referendum tra i lavoratori un’intesa dignitosa dal punto di vista salariale.

Cevital si è fin qui mostrata indisponibile a trattare, e il sindacato punta a un’azione mediatrice del governo, sostenendo la tesi che a parte l’entusiasmo dimostrato per l’investimento, per ora l’esecutivo guidato da Matteo Renzi ha concesso poco o nulla a Issad Rebrab. Oggi Fim, Fiom e Uilm proveranno comunque a riannodare i fili della trattativa con la società algerina, per non arrivare domani al Mise senza un’ipotesi d’intesa, rischiando un lodo ministeriale dai contenuti imprevedibili.

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