Ex aree minerarie nel progetto di un maxi parco
Il presidente Pisani: «L’obiettivo è coinvolgere tutta l’Elba, considerata la ricchezza e l’abbondanza dei minerali»
PORTOFERRAIO. Per un definitivo recupero delle aree isolane dismesse dall’attività mineraria secolare.
L’Esa, in accordo col Parco minerario e mineralogico dell’Elba e dei Comuni interessati, ha elaborato un progetto che prevede il trasferimento di “ammendante organico” proveniente dell’impianto del Buraccio da qui (dove è prodotto) ai siti dove veniva praticata l’attività di scavo delle miniere. Non solo. Ma la terra derivante dagli scassi per il depuratore di Schiopparello (servirà principalmente per il trattamento delle acque domestiche del capoluogo elbano) e di alcuni tratti della condotta fognaria dei Magazzini sarà anch’essa trasferita e riutilizzata nelle aree minerarie. Ma non è solo questo, ciò che ci si prefigge al Palazzo del Bureau di Rio Marina, sede della direzione del parco stesso. «Il nostro obiettivo a lungo termine – ci confida il presidente del Cda del parco, Idilio Pisani – è quello di creare sull’intero territorio elbano il geoparco, considerata la ricchezza e l'abbondanza dei minerali che la maggiore isola della Toscana custodisce nelle sue viscere». Non solo dunque pirite, ilvaite e ematite provenienti dalle cave del versante riese, longonese e capoliverese da valorizzare e prendere in considerazione, ma anche malachite, calcite, gesso, berillo e altri esemplari ancora che si possono rintracciare a San Pietro in Campo, Pomonte e l’intero complesso del massiccio del monte Capanne. «Il nostro progetto è senza dubbio ambizioso – ammette lo stesso presidente Pisani – ma realizzabile, se siamo profondamente convinti della sua validità e delle sue implicazioni. Lo illustreremo come si conviene e ne commenteremo i passaggi in occasione della Festa della Miniera che si svolgerà all’Elba il 39 giugno prossimo». Se realizzato, l’intera isola della Toscana diventerà essa stessa un museo minerario in grado di attirare da mezzo mondo l’interesse e la curiosità degli appassionati.
« Ma procediamo per gradi – mette le mani avanti il presidente – Ora lavoriamo sul recupero ambientale dei paesaggi lunari che l’attività estrattiva ci ha lasciato. Tutti i precedenti tentativo di ripristino ambientale non hanno sortito l’effetto sperato. Sono miseramente fallito, dal rimboschimento alla piantagione di alberi autoctoni o semplicemente cespugliato per dare all’ambiente una sembianza di verde. Ora intendiamo fertilizzare il terreno con l’immissione di terreno fertilizzante». Così, dopo aver dato il compost “Terra del Buraccio” alle aziende agricoli per il trattamento delle loro colture, ecco che si passa alla fase del ripristino del territorio, restituendogli la fertilità perché possa tornare a essere ricoperto di vegetazione. «Che non significa affatto – considera ancora il presidente del Cda del parco minerario – coprire con la vegetazione spontanea le brutture che sono state impresse al territorio con la lavorazione di scavo e con l’attività mineraria a cielo aperto. Significa ridare al territorio quella sua primordiale capacità di essere terreno fertile in grado di accogliere la vita vegetale e animale che invece le motopale hanno impedito in tutti questi anni. Si tratta anche di recuperare vecchi corsi d’acqua e ricostruire un tessuto di solchi che sono stati eliminati causando il dissesto idrogeologico della zona interessata. Insomma - conclude Idilio Pisani – si sta lavorando a un’ipotesi di rilancio del sistema, cercando di creare opportunità di lavoro e occasioni di impiego».
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