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Cinghiali a spasso nell’orto di casa
Diverse segnalazioni degli agricoltori nonostante le azioni di contenimento messe in campo dagli enti
PORTOFERRAIO. Si avvicina l’estate. E, come ogni anno, i cinghiali se ne vanno a passeggio sempre più vicino alle case e agli orti degli elbani. Sono numerose le segnalazioni che ci sono arrivate dalla località Val di Denari (Portoferraio) e da Lacona. Anche nel versante campese non mancano le segnalazioni. L’ultima in ordine di tempo è di Giampaolo Zecchini, residente in località Ciampone a Campo nell’Elba. Il suo orto è stato “visitato” dagli ungulati che hanno danneggiato i raccolti.
«Sembra che all’isola si voglia sviluppare una società dedita solo alla caccia ed alla pesca solo di Stato – dice Zecchini – Il privato non deve fare altro che lasciare inselvatichire il territorio nel quale scorrazzano ungulati, non autoctoni, che demoliscono spesso muretti a secco i quali mani sapienti e laboriose in passato hanno costruito. Ho fatto di tutto presso le autorità competenti affinché il problema potesse essere risolto e sono stato "rimbalzato" da un ente all'altro con, come risultato, il ricevere un modulo di risarcimento che non posso usare perché non sono coltivatore diretto! Però pago tra Imu e Tasi 2500 euro l'anno: per quali servizi».
Il nodo ungulati. Il problema dei cinghiali, insomma, torna a farsi sentire. Questo nonostante l’attività, certificata dai numeri, che il Parco sta portando avanti per il contenimento del proliferare degli ungulati (specie non autoctona dell’isola). Quantificare in modo preciso i danni compiuti dai cinghiali e l’efficacia del piano di abbattimenti e catture nel corso degli anni non è così semplice. Questo perché, in primo luogo, lo stesso piano viene portato avanti solo dentro i confini del Parco, mentre fuori sono i privati a farsi carico della cattura acquistando i chiusini (la stessa località Ciampone è in parte dentro e in parte fuori dai confini del Parco). Di certo le cifre rese note dimostrano come il Parco, in questi anni, si stia facendo carico del problema. «In tutto il 2014 – commentano dall’ente – abbiamo compiuto 932 catture, di cui 20 fuori dai confini del Parco, mentre 252 capi sono stati abbattuti tramite selecontrollori. A questi si aggiungono gli esemplari abbattuti dal corpo di polizia provinciale. Nei primi mesi del 2015 (fino al 24 aprile) sono stati catturati 329 capi, 70 sono stati gli abbattimenti dei selecontrollori. Il trend è in linea con l’anno precedente». Ma se il piano di contenimento è efficace, come mai quando ci si avvicina all’estate fioccano le segnalazioni? I fattori indicati dal Parco sono diversi. In primo luogo l’avvicinamento dei cinghiali alle zone abitate e coltivate è dovuto alla scarsità, rispetto ai mesi invernali, di cibo. «Per questo gli animali scendono più a valle e spesso si aggirano nei pressi delle case». Inoltre il fatto che, in questi giorni, diversi proprietari di seconde case siano tornati sull’isola per riaprire le proprietà ha comportato, necessariamente, una concentrazione delle segnalazioni. Altro fattore da considerare riguarda la pessima abitudine di tanti cittadini che direttamente o indirettamente danno da mangiare agli animali, finendo per attirare gli ungulati nei pressi delle case. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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