Il presidio
Rottura nelle trattative fra Cevital e sindacati
Nessun accordo sul numero delle assunzioni, azienda ferma a 1860. La contrattazione si sposta a livello nazionale
PIOMBINO. È durato mezz'ora mercoledì 29 il confronto tra i sindacati e i rappresentanti della Cevital, sufficienti a capire che non c'erano margini per proseguire nella trattativa sugli organici. Gli uomini dello studio legale che Issad Rebrab ha incaricato di seguire la vicenda infatti hanno subito spiegato che la proprietà non ha intenzione di cambiare il numero dei lavoratori da riassumere, più volte annunciato, e cioè 1860, pur ribadendo che «lo sviluppo previsto garantirà in futuro la collocazione di tutti gli ex dipendenti Lucchini».
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Non solo, secondo quanto riferito da Fim, FIom e Uilm, da Cevital è arrivata anche l'indisponibilità a discutere di contratti aziendali. Insomma, nessuna trattativa sugli integrativi, che rappresentano una parte del salario, avanti col contratto nazionale e stop.
Rottura scontata a questo punto, con i segretari di FIm, FIom e Uilm (Fausto Fagioli, Luciano Gabrielli e Vincenzo Renda) che hanno subito organizzato una riunione al consiglio di fabbrica con i responsabili delle Rsu. Allo studio manifestazioni di protesta, ma intanto subito i sindacati hanno avvertito della nuova situazione le istituzioni (il presidente della Regione, Enrico Rossi, era in città per un'iniziativa elettorale), cercando una sponda in grado di sbloccare la situazione.
Pare certo a questo punto che lo sbocco sarà lo spostamento della trattativa a livello nazionale, coinvolgendo il governo e le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm. La situazione si è drammatizzata proprio quando le notizie sul piano industriale ormai pronto e la nomina in tempi brevi di un manager esperto per il ramo siderurgico della holding Cevital, facevano intravedere una soluzione alle porte. Costituita dalla riassunzione di 1860 persone e il mantenimento degli altri 300 lavoratori sotto l'amministrazione straordinaria Lucchini guidata da Piero Nardi, per una probabile proroga del suo mandato a fine 2016 in virtù della situazione di stallo a Condove e delle indispensabili attività di bonifica a Piombino. In quel modo ci sarebbe il tempo per la società algerina di mettere in piedi l'impianto agroalimentare nella vecchia acciaieria e, se i tempi annunciati saranno confermati, di avviare il primo forno elettrico.
Questa resta probabilmente la struttura portante di un possibile accordo, ma la palla ora passa al governo e ai vertici nazionali dei metalmeccanici, mentre il gruppo di minoranza sindacale che da tempo polemizza col gruppo dirigente locale chiede che «le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm vengano a Piombino per organizzare un'assemblea con tutti i lavoratori» e che «vengano promosse iniziative eclatanti, perché il caso Piombino non è chiuso come si voleva far intendere».
Intanto nei prossimi giorni la Cevital sarà al ministero dello Sviluppo economico per presentare il piano industriale. La convocazione è prevista per la settimana che va dal 4 all'11 maggio, probabile che quell'appuntamento sia anche l'occasione per affrontare la questione degli organici e della contrattazione.
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